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Venezia 75. “Doubles vies” in concorso fa riflettere sulla rivoluzione digitale

Un film di Olivier Assayas, protagonista Juliette Binoche, in concorso alla Mostra di Venezia, apre il dibattito se il libro di carta sia morto. Avrebbe dovuto chiamarsi E – book, ma il titolo è stato cambiato in Doubles vies, Doppie vite. E’la vicenda di un editore di successo e di uno scrittore stravagante che gli propone una storia d’amore scritta al computer.

Alberto Barbera, direttore della Mostra, lo descrive “una commedia deliziosa su come la rivoluzione digitale ha cambiato le nostre vite”.Spiega il regista: “ Al contrario, il libro di carta è diventato una garanzia di qualità. L’e-book non soddisfa la nostra sensorialità. Abbiamo bisogno di toccare, annusare, strapazzare le pagine. Il virtuale ci tenta, ma poi sentiamo il bisogno di tornare a una realtà tangibile. Succede nell’editoria, nel giornalismo, nel cinema”.L’e-book, com’è noto, è un libro che non c’è, che non si può sfogliare ma che si può leggere. Se grazie a una macchina del tempo, potesse tornare sulla terra cosa ne direbbe Gutenberg, il geniale inventore dei caratteri mobili che nel 1455 ha rivoluzionato l’arte della stampa? 

A giocare con la macchina del tempo, ipotizzando charter dall’aldilà riservati ai grandi inventori, ci sarebbe da divertirsi: cosa direbbe il marziano di Flaiano che, sceso con la sua astronave in piazza del Popolo, ha conosciuto la Roma degli anni Sessanta, oggi irriconoscibile non solo per lui? E soprattutto cosa direbbe di quello che legge sui giornali e vede in televisione a proposito del suo pianeta che noi oggi fotografiamo in tutte le pose e stabiliamo con certezza che è brullo, inabitabile, con un grande lago ghiacciato al centro, un “pianeta rosso” su cui in tanti dicono che vorrebbero andare ma che sembra davvero inospitale.  Quanto all’ipotesi che ci sia vita, ci sono più battute spiritose che ricerche scientifiche. Un dubbio: che i terrestri si stiano stufando di Marte così come i romani si stufarono del marziano di Flaiano? 

Cosa direbbero gli imperatori romani Vespasiano e Tito, padre e figlio, se vedessero, loro che l’hanno cominciato nel 72 e finito nell’80 d.C., com’è ridotto oggi il Colosseo? Poco più di uno spartitraffico, una rotatoria per disciplinare la circolazione stradale, loro che lo vollero interamente coperto di marmi con una statua in ogni arcata e una folla vociante all’interno a entusiasmarsi per i giochi con le fiere e con i gladiatori. Oggi la folla è di turisti non tutti rispettosi della “maestà del Colosseo” (come cantava Venditti) tant’è vero che spesso qualcuno è sorpreso a incidere il proprio nome sul muro, il celebre anfiteatro Flavio costretto a fare da rassegnato sfondo a ridanciani selfie sotto gli occhi irrispettosi di “centurioni” con elmo e corazza di plastica, invereconde comparse messe li da un Sindaco improvvido a fare colore.

 

E tornando al cinema, cosa direbbero i fratelli Auguste e Louis  Lumière se vedessero le sale cinematografiche oggi trasformate in supermercati o sale da bingo, e i film “proiettati” su minuscoli aggeggi elettronici, (smart phone, tablet, ipad ecc.) loro che con L’arrivo del treno in stazione tre giorni dopo il Natale del 1895 avevano messo in fuga il pubblico convinto che la locomotiva sarebbe piombata in platea?   Netflix quest’anno ha vari film in concorso a Venezia ma in Mostra affascinano perché sono proiettati su grandi schermi in più sale, a giorni e orari diversi e si guardano con gusto. Conclude il regista Assayas: ”Per quanto riguarda il cinema meglio la pellicola, più sensuale e malleabile. Ma riconosco che il digitale dà risultati interessanti. Il vero choc è il passaggio dal grande schermo all’iPhone. Ma il cinema sopravviverà”. Musica per le orecchie dei Lumière. 

                       

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