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Obama investe, Napolitano spera. In cosa?

ROMA – Cresce lo sconforto quando si assiste all’incredibile altalena di messaggi che provengono dal mondo della politica istituzionale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riporta l’apprezzamento dell’Europa; di quale Europa non è dato sapere se non supporre. Forse quella di Trichet e Draghi, o meglio di Draghi e Trichet? O forse di quel gruppo di alti burocrati che non sanno neppure cosa siano i sacrifici del lavoro. Non sarebbe male fare rispettosamente presente al Presidente Napolitano il fatto che, la necessità di operare una manovra economica, non è mai stato oggetto di dubbi o contese quanto semmai le misure che in questa erano e sono contenute.

 

Obama dagli States ci mette a conoscenza del suo piano da 450 miliardi di dollari per rimettere in moto l’economia Americana ponendosi come obbiettivo quello di aiutare la ripresa e la nuova occupazione per milioni di famiglie americane. Ahimè, non così avviene nel Nostro paese, dove invece si mette a conoscenza le famiglie italiane dei sacrifici che dovranno ancora una volta fare senza nulla ricevere in cambio! Quando si parla di manovra necessaria e urgente, enfatizzando i toni con la sottolineatura del plauso di Trichet, non si può che rimanere sconcertati. Peggio ancora quando questa manovra, che potrebbe ricevere apporti correttivi nel proseguo del suo iter Parlamentare, viene “rinforzata” da una “sottolineatura importante”.

 

Sotto quali auspici si svolgerà la discussione alla Camera? Sembra che a nessuno interessi sapere cosa comporta per gli Italiani questo percorso. Come se non contasse nulla il fatto che i tanto scontati tagli alla “casta” politica sono stati in realtà dimezzati, così come non si è ridotta una lira dalle spese militari, che la vera lotta all’evasione fiscale non sarà mai messa in pratica da questo governo e che nessuna tassa patrimoniale (non almeno quella che potrebbe avere una rilevanza sul bilancio nazionale) verrà presa in considerazione.  Napolitano ha visitato la Sicilia fermandosi in Atenei e Ville governative ma forse sarebbe meglio che ascoltasse il pianto dei disoccupati delle Acciaierie Lucchini di Piombino, o la rabbia dei Portuali livornesi, o quella dei metalmeccanici della componentistica toscana. Sarebbe interessante ascoltare quello che direbbe a questi lavoratori, spesso precari e cassintegrati, sull’iter che sta portando alla demolizione dello Statuto dei lavoratori attraverso la passionale guerra personale portata avanti dal Crociato Sacconi attraverso il suo articolo 8. E’ questo di cui sono soddisfatti Trichet e Draghi? Perché è di queste cose che il Popolo italiano ha voluto discutere scioperando, gridando e voltando le spalle alle regole finora perbenisticamente condivise.

 

Un Popolo che ha ben capito che sarà ancora Lui a pagare per tutti; redditi bassi e lavoratori dipendenti, stop! Meglio essere precisi anche rischiando di annoiare: questa manovra ha difeso le rendite di posizione, i redditi dei ricchi, guardandosi bene dallo sfiorare quell’idea trasversale che incontrava anche l’approvazione di grossi imprenditori quali Montezemolo, De Benedetti, Profumo ed altri, sull’imposizione di una tassa patrimoniale che attingesse ai “super-redditi”. Si invoca la coesione sociale quando la stessa è andata via da tempo? “Pagate perché qualcuno ha sbagliato per voi…”. Si parla e riparla di crisi mondiale come se fosse nata dall’oggi al domani, come se la globalizzazione dei mercati non fosse mai esistita, come se sfruttamento e capitale viaggiassero sulla stessa carrozza.  Il presidente della Repubblica, in visita a Palermo, non manca di sottolineare la necessità di una crescita economica del paese. Ma in quali condizioni pensa di trovarsi?

Lo definisce un tema “stringente e drammatico”, e ci è impossibile davvero dargli torto. Non si può tuttavia ignorare che una distinzione tra “comportamenti che lo stesso Presidente definisce “di ostacolo” per una ripresa anche “sociale e civile” non possono essere distribuiti senza attribuirne una paternità.  Né soluzioni né tanto meno suggerimenti possono venire dalle colonne di un giornale, ma da queste può levarsi la testimonianza del sentire diffuso delle Persone, e non è poco. Quando il mondo del lavoro incrocia le braccia e le notizie di stampa non fanno altro che riportare notizie di indagini, procedimenti e inquisizioni a carico di un Premier, bè, ci consenta Signor Presidente, di pensare che l’unica soluzione possa essere quella di una legittima verifica popolare che può venire solo e soltanto venire dal responso di un ritorno alle urne.

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