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Un ordigno contro il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo

REGGIO CALABRIA – Un ordigno rudimentale a basso potenziale con un ritaglio di giornale e la foto del pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, è stato trovato nel parcheggio del Cedir, l’edificio che ospita gli uffici della Procura della Repubblica. Sono intervenuti gli agenti della squadra mobile e gli artificieri che hanno accertato che l’ordigno non era innescato.

Secondo le prime ipotesi formulate dagli inquirenti, l’ordigno esplosivo potrebbe rappresentare un atto intimidatorio della ‘ndrangheta nei confronti del sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Lombardo. Nei giorni scorsi, Lombardo, nell’ambito del processo con il rito abbreviato scaturito dall’operazione «Meta», aveva richiesto dure condanne nei confronti degli imputati. Richieste che giungono fino a 28 anni di carcere. Nell’omonimo processo, quello con il rito ordinario, sul banco degli imputati siedono elementi di primo piano della ‘ndrangheta reggina. Giuseppe Lombardo, da tempo ormai, lavora sugli intrecci tra mondo politico, imprenditoria e ‘ndrangheta.

«Ancora una volta un segnale del clima intimidatorio che si cerca di creare intorno al lavoro della Procura». Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dopo il ritrovamento dell’ordigno nel parcheggio esterno dell’edificio che ospita gli uffici della Procura e del Tribunale di Reggio Calabria. «Per quanto ci riguarda – ha proseguito – procediamo nel nostro lavoro sulla linea tracciata. I processi vanno avanti, i giudici stanno prendendo le loro decisioni».

Il pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, una foto del quale è stata trovata accanto all’ordigno lasciato oggi nel parcheggio esterno della Procura reggina, già in passato ha subito pesanti minacce. Il primo marzo scorzo una busta con dentro un proiettile di mitra kalashnikov indirizzata al magistrato era stata intercettata nel centro di smistamento della posta di Lamezia Terme. In precedenza Lombardo aveva già ricevuto due buste contenenti proiettili. Il 25 gennaio del 2010 si trattava di una cartuccia caricata a pallettoni ed il 17 maggio successivo, oltre al proiettile, nella missiva c’era un messaggio di minacce. Lombardo è impegnato in numerosi processi contro la ‘ndrangheta e si occupa, in particolare delle cosche della città di Reggio. Proprio venerdì scorso, Lombardo ha chiesto 18 condanne a pene variabili dai 6 ai 28 anni nei confronti di altrettanti presunti affiliati alle cosche di Reggio imputati nel processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione Meta. L’inchiesta Meta ha messo in luce i nuovi equilibri tra le cosche della ‘ndrangheta che negli anni ’80 avevano insanguinato Reggio Calabria dopo l’uccisione del boss Paolo De Stefano con l’accordo tra le cosche Condello-Imerti, da una parte, e De Stefano-Tegano-Libri, dall’altra, per spartirsi i proventi delle attività illecite, in particolare estorsioni, usura e accaparramento di appalti pubblici.

«Nessun commento, meno che mai ipotesi investigative da parte mia. Quello che c’era da dire lo ha già detto in maniera compiuta il Procuratore capo della Dda, dott. Giuseppe Pignatone». È quanto ha detto il sostituto procuratore della Dda reggina Giuseppe Lombardo, dopo l’ennesimo atto di intimidazione di cui è stato vittima oggi. Il giovane magistrato è giunto comunque puntuale nel pomeriggio nel suo ufficio al sesto piano del Centro direzionale che ospita gli uffici della Procura distrettuale «per concentrarmi – ha detto – sul lavoro dei prossimi giorni». Lombardo, nella foto, pare ritagliata da un quotidiano calabrese che lo mostra nel corso di una delle ultime udienze cui il magistrato ha preso parte, appare senza gli occhiali da vista, «una scelta obbligata di qualche giorno a favore delle lenti a contatto – ha detto il magistrato – poichè Matteo, il mio bambino di due anni, ne ha già distrutti un paio»

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