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E intanto brindiamo

 

Era il 24 gennaio del 2008. “Il Giornale” di casa Arcore, allora diretto da Vittorio Feltri, mise in prima pagina il titolo che riportiamo. Romano Prodi era stato bocciato al Senato in un voto con la fiducia: 161 no e 156 sì. A farlo cadere sono risultati decisivi i voti di Mastella, Dini, Barbato e Fisichella, deputati sui quali ha lavorato con profitto Berlusconi (sia Mastella che Dini entreranno nel centro-destra).

Ora tocca a noi e si spera che un individuo di nome Silvio Berlusconi non oltrepassi mai più la soglia di Palazzo Chigi per assumere le funzioni di presidente del consiglio. Dopo Benito Mussolini e, forse, Ferdinando Tambroni, il magnate di Arcore è stato in assoluto il peggiore capo di governo che l’Italia abbia mai avuto. Inutile ricordare le sue malefatte, che soltanto a ripensarle come catalogo si è portati a chiedere: “Ma come abbiamo fatto?”. Diciassette anni, fra governo e opposizione, e in particolare in questi ultimi tre, durante i quali l’interesse principale del premier è stato quello di incrementare i profitti delle sue aziende e farsi approvare leggi per le sue disavventure giudiziarie. A tutto ciò ha aggiunto le conseguenze della sua sexual addiction, sfociate in un procedimento giudiziario addirittura per abuso di ufficio e induzione alla prostituzione minorile.

Un premier che, in rapidissimo tempo, è diventato addirittura impresentabile in tutto il mondo ma in particolare in Europa, dove all’ultimo vertice del G20, svoltosi a Cannes, si è ritrovato tutto solo, lontano da qualsiasi contatto bilaterale (lasciati ai veri leader con una loro credibilità e autorevolezza) e quasi allontanato dalle discussioni informali.

Senza una guida autorevole e con ministri inetti, il suo governo ha lasciato incancrenire la situazione economica italiana addirittura ripetendo per due anni che la crisi non ci avrebbe toccati e quindi non prendendo alcun provvedimento serio in grado di limitarne gli effetti. Ora lascia una situazione sull’orlo del collasso, un Paese sfibrato e sfiduciato, che dovrà essere ricostruito come nel periodo del secondo dopoguerra. Un risultato che soltanto un personaggio come Silvio Berlusconi poteva creare. Per questo alziamo le coppe e ci rimbocchiamo le maniche.

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