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San Raffaele: 5 iscritti nel registro degli indagati, compreso don Verzé. Fermato Paolo Daccò

MILANO- Prima svolta nell’inchiesta della Procura di Milano sul crac del gruppo ospedaliero San Raffaele: il 15 novembre è stato fermato il mediatore d’affari Piero Daccò, per pericolo di fuga. Venti le perquisizioni effettuate, in Lombardia, Liguria e Marche, dalla Guardia di Finanza,  dai pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta.

Cinque le persone indagate dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta dell’ospedale San Raffaele,  tra cui anche il fondatore, nei lontani anni 70,  don Luigi Maria Verzè, comparso per la prima volta come coindagato, insieme con Mario Valsecchi, ex direttore finanziario, colpevole di false fatturazioni.    L’ammanco si attesterebbe  sui 1,5 miliardi, con un patrimonio netto negativo per 210 milioni di euro; 3 milioni di euro sarebbero stati sottratti dall’ex faccendiere.  Daccò, in attesa che di convalida in arresto dello stato di fermo, è stato interrogato la sera del 15 in merito alla situazione della  Fondazione del Monte Tabor, proprietaria della struttura sanitaria milanese di via Olgettina.  Attraverso Mario Cal, morto suicida a luglio, e vice di Don Verzè, riceveva una  notevole quantità di contanti.  Tra gli indagati anche due fornitori del S.Raffaele,  Pierino e Giovanni Luca Zammarchi. Il 16 novembre la Guardia di Finanza di Milano ha eseguito perquisizioni, anche nella sede dello stesso San Raffaele, nei confronti di Daniela Maria Cattelan, segretaria di don Verzé, e in due yacht di  Daccò, la Amerika-London e l’Admajora, oltre che  nella sede milanese della società di revisione Argos .
Il nome ‘Raffaele’, scelto dal suo fondatore, deriva dall’ebraico Raf-el, che significa “medicina di Dio”, “Dio guarisce.
Ma, questa volta, neanche un miracolo basterebbe a guarire il malato.

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