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L’ex comandante Schettino l’italiota

 

Il comandante della nave da crociera naufragata all’isola del Giglio si è detto pronto ad assumersi qualsiasi responsabilità, a condizione che si individuino i suoi errori. Insomma, ha messo in dubbio di averne commessi. Sembra un po’ come quell’uomo che, sorpreso dalla moglie a letto con l’amante, si alza dal letto tutto tranquillo e dice: “Quella lì? E chi la conosce?”.

In generale, gli italiani hanno un cattivo rapporto con le proprie responsabilità. Se sono presi con le mani nella marmellata dicono che è la marmellata ad essere andata da loro. Il comandante Schettino vuole che qualcuno lo accusi con precisione degli errori compiuti; ma non è sufficiente un fuori rotta di quelle proporzioni? I centocinquanta metri dalla riva per un bestione di quelle dimensioni? Ed ammesso pure che lui non fosse al timone in quegli sciagurati minuti, non è comunque sua la responsabilità per quanto successo? E non è un errore, questo?

Si prenda il caso dei politici. Forse non c’è alcuna categoria di persone meno propensa ad ammettere le proprie responsabilità. Nel caso, patologico, del governo Berlusconi – il peggiore Esecutivo mai apparso nella storia dell’Italia unita – ancora oggi l’ex premier si vanta delle prodezze compiute a Palazzo Chigi e il suo principale ministro, Giulio Tremonti, è capace di criticare l’impostazione della politica economica del governo Monti. Non parliamo del caso Scajola o di altri, anche più gravi, come quello che sta investendo il governatore lombardo Roberto Formigoni, dai quali i protagonisti credono di poter uscire con le mani nette semplicemente negando, scansando, farfugliando.

Nell’aprile del 1993, l’allora leader socialista Bettino Craxi offrì un’immagine storica di questo spirito italiota. Messo alle strette dai magistrati milanesi, non si scusò con il popolo italiano e, soprattutto, con i vecchi militanti socialisti per le tangenti che aveva gestito, ma disse, in modo sprezzante alla Camera, che così facevano tutti e che lui doveva essere ringraziato perché aveva il coraggio di ammettere il finanziamento illegale dei partiti. Nessuna responsabilità, dunque, nessuna dimissione: tutti i partiti rubano.

Un altro esempio da manuale è stato quello di Luciano Moggi, la cui linea difesa contro la manomissione di arbitri e partite, resa lampante dalle intercettazioni e dai processi, è stata quella di dire che lui, in realtà, in quel modo si difendeva dalla manomissione di arbitri e partite da parte delle altre squadra, e in particolar modo dell’Inter.

L’Italia è piena di Schettino, tanti comandanti che riescono a guidare le loro navi sugli scogli e chiedersi, mentre sono già al sicuro: “E che sarà mai, una nave affondata!”.

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