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Il Caimano dispone: “Elezioni solo alla Camera dei deputati”. Come se fosse Napolitano

MILANO – Il caimano torna alla riscossa e alza la voce, dettando le condizioni per quelle che già qualcuno ha definito le “elezioni ad personam”. Lui si dice convinto che otterrà la fiducia in entrambe le Camere ma, se non sarà così, si andrà a votare per rinnovare soltanto la Camera dei deputati, dove il centro-destra non ha più la fiducia.

È quanto ha affermato intervenendo oggi telefonicamente alla Convention milanese del suo partito. In realtà, l’ipotesi presa in considerazione dal premier è prevista dall’articolo 88, primo comma della Costituzione (“ll Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”). Ma c’è il solito problema: è il Presidente della Repubblica che deve disporre lo scioglimento di una sola Camera (come di entrambe) e non quello del Consiglio. Come sempre, il caimano ritiene di poter disporre di poteri che la Costituzione non prevede. È pur vero che lui potrebbe recarsi al Quirinale, affermare che non è più in grado di governare perché non ha più i numeri alla Camera dei deputati e chiedere, dunque, lo scioglimento di questa e indire elezioni soltanto per essa. Ma è sempre il Capo dello Stato che decide.

Il Caimano alza la voce

La situazione gli sta sfuggendo di mano e il metodo tradizionale utilizzato dal magnate di Arcore è, da un lato, alzare i toni della sfida, dall’altro comprare i consensi. In queste ore, e vieppiù in quelle della prossima settimana, il Pdl cercherà di acquisire – costi quel che costi – i consensi di vari deputati “border line”. Ma è un’impresa disperata. Ed anche al Senato, la maggioranza di centro-destra rischia di traballare. Lui spara ad alzo zero: “Noi andremo avanti al Governo con la fiducia che, sono sicuro, avremo al Senato e, credo, anche alla Camera”. Poi, inventa cifre di sana pianta: “Non leggete i giornali, descrivono una situazione che non c’è e che è indipendente dagli elettori, descrivono posizioni politiche partitocratiche. La verità è che gli elettori esistono e che al 60% sono con me”. Ovviamente, nessun sondaggio assegna al caimano una fiducia di tali proporzioni. Sono le convulsioni tipiche del berlusconismo, quelle descritte proprio nel film di Nanni Moretti. Rafforzate dalle sue truppe di rincalzo, anche quelle in sedicesimo (Renato Brunetta: “Qualsiasi altra soluzione sarebbe golpe, ribaltone”). Poi, il premier se la prende con la Rai, considerata “indegna”.

Le opposizioni: “A casa”

Il vice-segretario del Pd Enrico Letta afferma: “Il Pd andrà avanti con la mozione di sfiducia alla Camera. Il governo Berlusconi sta tracheggiando, i mezzucci di andare prima al Senato dove pensa di essere più forte, poi alla Camera vogliono dire non guardare in faccia la realtà: non esiste più la maggioranza del governo Berlusconi”. Francesco Pardi, dell’Idv sostiene che “la vera cosa indegna per l’Italia è avere un presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi”. Vannino Chiti ricorda l’esperienza di Romano Prodi – un vero gigante rispetto all’attuale presidente del consiglio: “Ricordo al presidente Berlusconi quello che ieri ho fatto presente al ministro La Russa. Nel gennaio 2008 il governo Prodi ebbe la fiducia alla Camera e fu sfiduciato al Senato. La destra pretese le elezioni per entrambe le Camere e così fu”.

Bocchino: “Berlusconi si dimetta”

“L’ipotesi del solo scioglimento della Camera in caso di sfiducia è un escamotage che ha il solo obiettivo di tranquillizzare quei senatori pronti a sostenere un percorso di responsabilità che eviti al Paese l’ennesima campagna elettorale. Se la risposta di Berlusconi a una crisi di governo ormai conclamata è questa c’è da preoccuparsi seriamente per le istituzioni e per la soluzione dei problemi degli italiani”. Così Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera, replica alle affermazioni del premier Silvio Berlusconi. «Restiamo convinti che sarebbe opportuna una scelta nell’interesse dell’Italia, con le dimissioni del governo e l’avvio di un percorso virtuoso che richiami tutte le forze politiche alla responsabilità verso i cittadini», conclude.

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