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Julian Paul Assange, la corrente elettrica che ci consente di accendere la luce

Ora che il fondatore e direttore di “WikiLeaks” è associato alle patrie galere inglesi, sarà forse il caso di sottolineare quello che emerge dalla sua incredibile vicenda. Il potere – diciamo il potere economico e militare, quello che da sempre disegna i destini dei popoli e dei territori – ha subito danni inenarrabili dalla sua azione. Julian Paul Assange, più di qualsiasi giornalista investigativo, più di Bob Woodward e Carl Bernstein – che scoprirono le malefatte di Richard Nixon – non solo ha svelato, con significativi documenti, l’ipocrisia luciferina della politica, ma ha messo al centro dell’attenzione mondiale il “mezzo”, cioè la rete.

Il più grande analista dei mezzi di comunicazione del secolo scorso, Marshall McLuhan, chiarì che il “mezzo è il messaggio”, dando ad intendere che non esiste realmente un’informazione “neutra” rispetto alle conseguenze che è in grado di provocare. Questa verità intellettuale, assurta a verità scientifica, cioè provata sperimentalmente, con l’azione di Assange, è diventata la frontiera del XXI secolo. Grazie al fondatore di WikiLeaks, nulla sarà più come prima nel mondo dell’informazione e della comunicazione.

Eppure, a leggere le sue considerazioni espresse poco prima dell’arresto a Londra, ci si può rendere conto di come le basi portanti di una onesta e corretta informazione siano elementari. “Io sono cresciuto in una cittadina del Queensland dove la gente parlava senza peli sulla lingua. Non si fidavano del governo, lo consideravano a rischio corruzione se non tenuto sotto stretta sorveglianza” scrive. Il “parlare senza peli sulla lingua” applicato alla pervasività della rete produce una rivoluzione sullo stesso modo di fruizione del giornalismo: “ Il giornalismo scientifico ti permette di leggere una notizia, e poi cliccare online per vedere il documento originale su cui si basa. In questo modo, puoi giudicare tu stesso: la storia è vera? Il giornalista che l’ha raccontata l’ha fatto in maniera accurata?”. E poi cita il cardine del sacro principio della libertà di stampa, sancito perfino da una sentenza della Corte suprema americana: “ “Solo una stampa libera e senza bavagli può esporre in modo efficace gli imbrogli in un governo”.

Gli imbrogli del governo. Noi italiani ne sappiamo qualcosa, quando lo screditato premier di Palazzo Chigi, senza più una maggioranza parlamentare, controllando l’80% del sistema informativo, propaga le informazioni più incredibili e non veritiere sul dramma dei rifiuti in Campania, sulla criminalità organizzata, sulla crisi economica. Grazie ad Assange e ai suoi documenti, i cittadini depositari della sovranità popolare potrebbero essere in grado di formare una “opinione pubblica”, che, secondo i grandi politologi contemporanei (Robert Dahl, Giovanni Sartori), costituisce la struttura portante di ogni sistema che si fonda sul voto e, quindi, su una libera scelta.

Ma c’è qualcosa di più scardinante nell’azione di Assange a sostegno della libertà di informazione e di documentazione. Lo svelamento della corruzione e della disonestà nei rapporti fra gli Stati. I rapporti della diplomazia americana illuminano di una luce sinistra la reale portata della politica internazionale, mettono di fronte all’opinione pubblica la vita di un ceto dirigente che fonda sulla menzogna e sullo spionaggio la propria esistenza e i propri rapporti con i partners. E dunque si ripropone l’assoluta necessità di “rendere trasparente” il mondo, di farne una sorta di “casa di vetro” che, lungi dall’assomigliare ad un ambiente di “grandi fratelli” di orwelliana memoria, risulti il deposito collettivo della coscienza pubblica, quindi della politica. Perché, con la vicenda di Assange, si propone chiaramente l’ambiguità di un valore da sempre sbandierato dalle classi dirigenti: la segretezza, la tutela della cosiddetta “privacy” (le intercettazioni telefoniche che il potere berlusconiano vorrebbe cancellare), il nascondimento, il buio. In democrazia, è proprio l’assenza di luce il più mortale pericolo per le genti e WikiLeaks ci ha dato la corrente elettrica per relegarla negli scantinati dei secoli passati.

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