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Fiat Mirafiori come Pomigliano: firmato accordo senza Fiom

TORINO – Mirafiori come Pomigliano. È ancora accordo separato tra Fiat e sindacati, con la Fiom che non firma l’intesa per il rilancio dello stabilimento torinese. Al termine di un mese di trattativa, l’epilogo è quello ipotizzato alla vigilia dell’incontro decisivo di oggi: Fiat va avanti, investe un miliardo puntando sulla Jv con Chrysler e incassa le assicurazioni che voleva sul piano della produttività. Il fronte sindacale, invece, conferma divisioni che sembrano ormai insanabili, con l’isolamento delle tute blu della Cgil che rischia di diventare un fattore ‘strutturalè nelle relazioni industriali. Ora l’intesa sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori alla ripresa dell’attività lavorativa dopo le feste, a metà gennaio.

È un epilogo che l’Ad Sergio Marchionne ha inseguito caparbiamente e che oggi saluta con estrema soddisfazione. Mirafiori, scandisce, «inizia oggi una nuova fase della sua vita» e «potrà compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler». Ora, assicura, Fiat «farà partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile». Il manager, come sua abitudine, già guarda al prossimo obiettivo: «adesso bisogna lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler». Marchionne si dice «lieto che alla fine abbia prevalso il senso di responsabilità», anche se ammette che avrebbe preferito «una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati». La Fiom, infatti, parla senza mezzi termini di «firma della vergogna», ritenendo l’intesa per Mirafiori «peggiore di quella di Pomigliano», e si prepara a dare battaglia in sede di referendum.

Il leader delle tute blu della Cgil. Maurizio Landini, non usa mezzi termini. Un referendum in queste condizioni «è illegittimo, perchè si chiede ai lavoratori di rinunciare ai diritti, siamo oltre il ricatto». Per il leader della Fiom «siamo di fronte ad un accordo vergognoso, peggiore rispetto a quello di Pomigliano, che cancella il contratto nazionale». E, soprattutto, mette il suo sindacato in una posizione difficile. Come rileva anche la stessa Cgil, con il segretario confederale Vincenzo Scudiere: «avremmo preferito il prevalere del dialogo alla scelta pregiudiziale di escludere la Fiom dal futuro delle relazioni sindacali in Fiat». Proprio ai nuovi equilibri sindacali che l’accordo siglato stasera comporta guarda il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi. Che evidenzia, di fatto, l’isolamento della Fiom: «per la prima volta firmatari e non firmatari di un contratto non saranno sullo stesso piano rispetto alla controparte aziendale, perchè la firma ha un valore». Per il ministro si confermano «da un lato la volontà di Fiat Chrysler di realizzare un importante investimento a Mirafiori» e, dall’altro, «la volontà dei sindacati riformisti di accompagnare quest’intesa con la piena utilizzazione degli impianti e una migliore remunerazione del lavoro attraverso un contratto più vantaggioso». Anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che si è spesa negli ultimi giorni in una costante opera di mediazione, esprime «grande soddisfazione» per l’intesa raggiunta, che rappresenta «un significativo elemento di innovazione per le relazioni industriali e che va a vantaggio dell’intero sistema economico e produttivo del paese». Ora, assicura il leader degli industriali, «lavoreremo tutti insieme per realizzare questo importante accordo».

Il piano industriale e quello sindacale si intrecciano anche nella reazione del leader della Uil, Luigi Angeletti. E se nel primo caso «l’Italia ha la possibilità di tornare ad essere un grande produttore di auto, con le conseguenti ricadute positive sull’occupazione e sull’economia», nel secondo «si rompe quel sistema fondato sulla pretesa di un diritto di veto e sul rifiuto di assumersi le responsabilità: si fanno patti tra soggetti che intendono rispettarli». Di diverso tenore le reazioni politiche. Soddisfatto, ovviamente, il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota: «sono molto contento per la firma di questo accordo e apprezzo la lungimiranza e il senso di responsabilità dimostrata sia da Fiat sia dai sindacati che hanno sottoscritto il piano per lo stabilimento». Molto critica, invece, la voce dell’opposizione. «L’accordo separato su Mirafiori, dopo quello di Pomigliano, non può essere giudicato un successo da nessuno. È un accordo regressivo», osserva il responsabile economia e lavoro del Pd Stefano Fassina. «Quello che continua a essere negativo è che si arrivi ancora una volta a un accordo separato, che sicuramente non favorirà corrette relazioni sindacali, non solo negli stabilimenti Fiat», aggiunge l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano. Tranchat l’Idv. L’accordo «conferma la violazione della Costituzione che individua nei sindacati, liberi e autonomi, le forme della rappresentanza dei lavoratori. Nell’accordo firmato oggi, invece, ciò è subordinato alla volontà dell’azienda», rileva il leader Antonio Di Pietro.

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