Dal Musée d’Orsay al Complesso del Vittoriano. Un tête-à-tête coi grandi maestri impressionisti

Da Parigi a Roma, un biglietto di sola andata per un tuffo nella società francese degli anni 1860-1919

ROMA – Sin dalla porta d’ingresso pare d’immergersi in un altro mondo. O, meglio, in un altro Paese: quello in cui la cultura – più accessibile – solleva il PIL e la spesa pubblica a essa destinata si posiziona fra le prime in UE; quello in cui i beni artistici infondono un appeal coinvolgente anche ai più, senza troppe distinzioni di genere o età. A scanso d’equivoci, pare proprio di varcare i confini di quella Francia a noi geograficamente vicina, eppure così culturalmente lontana qualora si parli di valorizzare l’inestimabile patrimonio dell’umanità in nostro “possesso”.

Curata da Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay et de l’Orangeriecon l’apporto di Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura, e di Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture all’interno del medesimo polo museale, la mostra Dal Musée d’Orsay. IMPRESSIONISTI. Tête-à-tête è permeata da una notevole cura del particolare, quasi fosse circonfusa da un’aura d’eterea riverenza per le oltre sessanta opere che, grandi o modeste in dimensioni, contornano le pareti di Ala Brasini.

Tra dipinti e sculture, sono gli stessi Èdouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Claude Monet, Jean-Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Henri Fantin-Latour, Paul Cézanne, Alfred Stevens, Auguste Rodin e Berthe Morisot a tratteggiare il senso più recondito di quelle atmosfere che caratterizzarono la Ville Lumière a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Un’epoca di rivoluzioni e mutamenti, nel sentire così come nella società civile, che traspare chiaramente dall’assunto naturalistico e antiaccademico di cui si fanno portavoce i fautori dell’impressionismo. La “rivoluzione dello sguardo”, l’alba di una “nuova pittura”, l’imporsi di una stagione artistica rinnovata nelle sue forme e componenti.

Il cambiamento maggiore si palesa soprattutto nell’utilizzo di toni più distesi – punti luce di una tavolozza via via più ariosa – e nella scelta di soggetti carichi di contemporaneità più che di stringente attualità, inseriti in luoghi e ambientazioni lontani da ogni velleità celebrativa, siano essi gli interni caldi e accoglienti di una salle à manger o le sponde di un fiume en plein air. “Afferrando il lato epico della vita di tutti i giorni” – e parafrasando Baudelaire – l’artista coglie la poeticità del momento, un carpe diem lontano da ideologie e incombenze politicamente impegnate.

L’uomo, infatti, si manifesta in tutta la sua spontanea umanità: pose scomposte, attività del tutto terrene, scene di genere, attimi rubati, istantanee in cui la quotidianità ha la meglio sulla metafora e sull’allegoria tipiche della tradizione precedente. L’attenzione converge piuttosto sulla figura ritratta, depurata da ogni storicità e liberata da ogni latente rimando alla religiosità: un’impressione del vero dal vivo.

Sulla stessa linea di continuità, lo sguardo dell’artista si concentra sui volti di una bellezza naturale, lontana dall’essere artificiale: un fermo immagine che ipnotizza per il candore dell’incarnato, lo sbrilluccichio dello sguardo e la sconcertante resa del più piccolo dettaglio, raccogliendo implicitamente la sfida lanciata all’epoca dalla contestuale nascita dell’arte fotografica. Una “macro pittorica” d’incredibile realismo.

A conti fatti, l’intimità spicca come prima attrice in questa rassegna di grande interesse. In quanto luogo di rifugio e di sviluppo della persona, la dimensione introspettiva emerge delicatamente dallo sfondo perlopiù casalingo e familiare, infondendo serenità ma anche trasmettendo quella pensosità che, al giorno d’oggi, non figura più fra le principali priorità di un’esistenza votata alla giornata.

Il percorso, sviluppato su più piani a incastro, ha dunque il merito di far rivivere lo spirito di un tempo, rendendo partecipi della rilassatezza di un’epoca che, malgrado non ci sia più, continua a essere rievocata con successo dagli “scatti” dei suoi principali testimoni, interpreti prediletti di quella “Parigi bene”, intellettuale e borghese, cui essi stessi appartenevano. E alla suggestione della quale, per un frangente, è difficile sfuggire.

Un’innocente fascinazione che ogni visitatore, a tour ultimato, non può che portar fuori con sé. In Italia, così come nel resto del mondo. 

Dal Musée d’Orsay. IMPRESSIONISTI. Tête-à-tête

15 ottobre 2015 – 21 febbraio 2016

Mostra nata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana col patrocinio della Camera dei Deputati, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Ambasciata di Francia in Italia

Curata da Guy Cogeval, Xavier Rey e Ophélie Ferlier

Organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando con il coordinamento generale di Alessandro Nicosia

Dove

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere

Roma

Orario

Da lunedì a giovedì: ore 9.30-19.30 (ultimo ingresso 18.30)

Venerdì e sabato: ore 9.30-22.00 (ultimo ingresso ore 21.00)

Domenica: ore 9.30-20.30 (ultimo ingresso 19.30)

Biglietti

Intero € 12,00 

Ridotto € 9,00

Informazioni e contatti

Tel. +39 06 6780664 (info e visite guidate) 

Tel. + 39 06 6780363 (info gruppi e scuole) 

Sito web: www.comunicareorganizzando.it/mostra/impressionisti-i-protagonisti/ 

Email: [email protected] / [email protected]

Veronica Fabbro

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