Mercoledì, 04 Maggio 2022 10:19

Fotografia. Al MAXXI personale di “Gianni Berengo Gardin. L’occhio come mestiere” fino al 22 settembre

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ROMA –Accoglie i visitatori alla bella età di 92 anni all’anteprima stampa della sua bellissima personale in bianco e nero “Gianni Berengo Gardin. L’occhio come mestiere, con scatti su Venezia che attraggono per la loro profondità: narrano storie di vita oltre il momento fissato per l’eternità.

A chi gli chiede quale sia la sua opinione sul digitale risponde tra il serio e il faceto: “La pellicola è il mio Dio”. Non ama il photoshop perché non rispetta la realtà e spiega: “quelle del photoshop non sono fotografie ma immagini”.

Nato nel 1930 a Santa Margherita Ligure, ma innamorato di Venezia, sua città d’elezione e luogo in cui si forma come fotografo, Gianni Berengo Gardin espone al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dal 4 maggio al 18 settembre 2022. Il titolo della mostra riprende quello del celebre libro del 1970 curato da Cesare Colombo, “L’occhio come mestiere”, antologia fotografica che testimoniava l’importanza dello sguardo, del metodo e delle capacità di narrare il suo tempo di Berengo Gardin, che di Cesare Colombo, scomparso nel 2016, era anche molto amico. La mostra, a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro, è prodotta dal MAXXI in collaborazione con Contrasto.

In “Gianni Berengo Gardin. L’occhio come mestieredalle prime fotografie negli anni Cinquanta di una Venezia poetica, si passa alla contestazione della Biennale del 1968 fino al celebre progetto dedicato alle Grandi Navi del 2013. Da Venezia alla Milano industriale, delle lotte operaie e degli intellettuali (in mostra, tra gli altri, i ritratti di Ettore Sotsass, Gio Ponti, Ugo Mulas, Dario Fo), all’attraversamento dell’Italia fino alla Sicilia, colta nelle trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche dal secondo dopoguerra a oggi. Poi i reportage dai luoghi del lavoro realizzati per Alfa Romeo, Fiat, Pirelli e, soprattutto Olivetti, dove Berengo Gardin si crea una coscienza sociale che riesce a trasmettere nel suo lavoro.

E ancora le foto degli ospedali psichiatrici pubblicati nel 1968 nel volume Morire di classe, realizzato insieme a Carla Cerati: immagini di denuncia che documentavano per la prima volta le condizioni all’interno di diversi istituti in tutta Italia. Curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, il libro ha contribuito in modo determinante alla costituzione del movimento d’opinione che ha condotto nel 1978 all’approvazione della legge 180 per la chiusura dei manicomi.

Poi i popoli e la cultura Rom, di cui Berengo Gardin ha fotografato i momenti intimi e quelli corali come le feste e le cerimonie; L’Aquila colpita dal terremoto; i cantieri, tra cui anche quello del MAXXI, che Berengo Gardin ha fotografato nel 2007; i ritratti di figure chiave della cultura contemporanea Dino Buzzati, Peggy Guggenheim, Luigi Nono, Mario Soldati. Completano il percorso una parete dedicata a suo studio di Milano e un’altra dedicata ai libri, destinazione principale e prediletta del suo lavoro, una sorta di gigantesca libreria che ripercorre le oltre 250 pubblicazioni realizzate nel corso della sua lunga carriera. 

VADEMECUM

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo - ROMA

dal 4 maggio al 18 settembre 2022

“L’occhio come mestiere” personale di Gianni Berengo Gardin

Orari Museo

lunedì chiuso
da martedì a domenica 11 – 19
sabato e domenica 10 – 19
la biglietteria è aperta fino a un’ora prima della chiusura del Museo

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Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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