Giovedì, 21 Novembre 2019 11:33

Sala Umberto. “Misery”, un classico di Stephen King. Recensione

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Ph Alice Pavesi Ph Alice Pavesi

ROMA – Fino al 1 dicembre, alla Sala Umberto, va in scena “Misery” del drammaturgo William Goldman, nella traduzione di Francesco Bianchi. Lo spettacolo teatrale è tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, che nel 1987 fu un enorme successo editoriale. Nel 1990 fu proprio Goldman a trasformare il libro in un film, noto in Italia con il titolo “Misery non deve morire”.

Il sipario si alza e il palco è quasi del tutto buio. Il rumore del vento e quelli degli spifferi che entrano dalla finestra sono i primi suoni che si sentono. La fioca luce fredda a poco a poco invade la scena e il pubblico distingue finalmente un uomo, incosciente, che giace in un letto. La stanza è composta di pochi elementi: la finestra, il letto, un crocifisso appeso al muro e una porta, dalla quale entra in scena Annie Wilkes. L'interpretazione di Arianna Scommegna risulta molto convincente. Le movenze rendono chiara da subito la personalità della donna, che accompagna le parole con dei gesti ripetitivi, come dei tic. Competere con l'interpretazione cinematografica di Kathy Bates non è semplice, e Arianna Scommegna riesce a dare vita al personaggio in maniera del tutto personale.

Parlando con l'uomo, lo chiama Paul, come se lo conoscesse personalmente. Racconta di essere un'infermiera, di averlo salvato da un incidente che l'ha quasi ucciso e di averlo medicato in casa. Ma soprattutto, ci tiene a specificare più volte di essere la sua ammiratrice numero uno. Non le sembra vero di avere in casa “l'uomo che ha donato Misery Chastain al mondo”. Annie ha letto tutta la saga di Misery, il personaggio che ha permesso a Paul di diventare uno scrittore affermato, ma che l'ha ingabbiato come artista. L'uomo vorrebbe emanciparsi da Misery, che gli ha dato il successo, e scrivere di altro. Annie legge il manoscritto che Paul aveva con se in macchina, ma non lo apprezza. Non vi è eleganza, contiene troppe parolacce e Misery non c'è. Dagli atteggiamenti contrastanti della donna, a volte gentile e subito dopo brusca e aggressiva, Paul comincia a intuire che qualcosa non va. Quando Annie, dopo aver letto “Il figlio di Misery”, irrompe nella stanza buia, in sottofondo c'è un temporale e un lampo illumina il volto della donna, furiosa. Nel libro appena uscito, la sua adorata Misery muore. In preda alla collera, in una scena in cui Arianna Scommegna dimostra tutto il suo talento, aggredisce Paul ed esce di casa. Quando torna è di nuovo apparentemente calma, ma minaccia Paul di ucciderlo se non brucerà il manoscritto che non coinvolge Misery.  Lui, debole e allettato, è costretto a cedere. Gli è ormai chiaro che Annie ha una folle ossessione per lui. Ha letto tutto ciò che ha scritto e conosce a memoria anche le interviste che ha rilasciato. Paul sfrutta quest'ossessione nei momenti in cui cerca di rabbonire Annie, di convincerla a rimandare la realizzazione del suo progetto omicida e suicida in modo che lui possa ancora scrivere di . In questi momenti gli spettatori riconoscono in lui la gestazione interna di un piano da mettere in atto. Egli cerca in ogni modo di guadagnare tempo per provare a uscire da quell'assurda situazione, ma l'unico è tenere in vita Misery. Salvando la donna partorita dalla sua fantasia, Paul salva se stesso.

Si aggrappa alla vita del suo personaggio, per aver salva la propria. La gabbia che Misery rappresenta per lo scrittore, ora è una prigione non più in senso metaforico; allo stesso tempo, quella che per l'artista è una gabbia è l'unica via di salvezza per l'essere umano.

Filippo Dini, recentemente insignito del Premio Le Maschere Del Teatro Italiano, nonché regista dello spettacolo, interpreta Paul Sheldon alla perfezione, sia nei momenti drammatici che in quelli che, al contrario, fanno ridere il pubblico.

La scenografia, di Laura Benzi, è semplice ma molto accurata. Particolari come la croce appesa al muro e un crocifisso intagliato nel legno dell'unica sedia, rivelano la religiosità bigotta di Annie ancora prima che appaia. Il gioco ruotante che permette alla scena di mutare, rende lo spettacolo più dinamico. Anche per coloro che, in platea, hanno già letto il libro o visto il film, quello che succede ha un sapore di imprevisto. Tutto è ancora possibile nell'atmosfera irreale e fuori dal tempo della baita innevata, in cui Paul è rinchiuso, dove narra per soddisfare l'ossessione di Annie. La narrazione coincide in quest'opera con la scelta della vita. Rinunciarvi significherebbe morire.

MISERY DI WILLIAM GOLDMAN

TRATTO DAL ROMANZO DI STEPHEN KING

traduzione Francesco Bianchi

REGIA

FILIPPO DINI

scene e costumi Laura Benzi

luci Pasquale Mari

musiche Arturo Annecchino

trucco Cinzia Costantino

assistente alla regia Carlo Orlando

SALA UMBERTO

Via della Mercede, 50 Roma

www.salaumberto.com tel.06.6794753 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17 e ore 21, domenica ore 17,

mercoledì 27 novembre ore 17

Prezzi da 17 a 30 euro

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