Lunedì, 15 Novembre 2021 10:39

Libri. Storie vere di cani veri. “Poldo, che sembra uscito dalla scuola alberghiera”

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Un noto etologo racconta che in un paese del sud d’Italia i cani randagi si erano moltiplicati a tal punto da costituire un problema per la salute pubblica.

Il sindaco dopo aver esperito tutti i metodi a disposizione aveva voluto cambiare sistema: niente più accalappiacani, e tanto meno corride per le strade a inseguire i cani, alcuni definitivamente inselvatichiti, per abbatterli a colpi di doppietta. La soluzione era il recupero diciamo così sociale dei soggetti. Invece di cacciarli dal paese, il sindaco ordinò che fossero accolti uno per uno dai cittadini che fossero disposti a collaborare. In breve alcuni cani entrarono in paese, dove trovarono sistemazione: uno più fortunato, fu adottato dal macellaio che gli permetteva di sostare dinanzi alla bottega senza infastidire i clienti, anzi facendo da richiamo per la compostezza e la tranquillità con cui faceva le feste ai clienti più assidui che aveva imparato a riconoscere; un altro era stato accolto da un negozio di abbigliamento, diventando in breve il cocco delle giovani commesse, un terzo faceva compagnia al falegname mentre lavorava, altri accompagnavano le massaie al mercato o gli anziani alla posta a ritirare la pensione. Insomma, era evidente che gli ex randagi inselvatichiti volevano solo socializzare e quando ne avevano avuta occasione, si erano perfettamente inseriti nella vita del paese.

È in fondo la storia di Poldo, che da randagio diventò albergatore. Gli bastò presentarsi una mattina di primavera davanti all’ingresso di un albergo alle porte di un parco naturale e con il linguaggio degli sguardi chiedere asilo. Poldo era un bell’esemplare di meticcio bianco e nero, fra il pointer e il bracco, non più giovanissimo, con addosso i segni di una vita randagia vissuta proprio fra i boschi di quel parco naturale, popolato soprattutto da cinghiali, dove forse era nato e sicuramente cresciuto. Arrivato a una certa età, aveva deciso che quella vita non faceva più per lui e che agli scomodi vicini con gli zoccoli e le zanne avrebbe preferito un menage più tranquillo. Fu fortunato perché l’albergo, in realtà un bed & breakfast, era a conduzione familiare: il padre curava l’accoglienza degli ospiti, la madre garantiva l’efficienza del ristorante e i due giovani figli, che un giorno avrebbero preso in mano l’azienda, erano stati loro a volere l’adozione dell’ex randagio. Il quale si dette subito dei compiti: fece innamorare di sé la padrona di casa garantendosi così abbondanti pasti giornalieri, non deluse il marito rispondendo pronto agli ordini e dimostrandosi sempre pronto alla bisogna: accogliere i clienti andando incontro alle automobili e guidandoli fino alla reception, un solo colpo di bau a ogni nuovo arrivo, fosse il motociclo del giardiniere o il furgone dei fornitori, o per cacciare un gatto che si fosse imprudentemente introdotto in giardino. E se un cliente si presentava con un cane o un gatto al seguito, Poldo aveva la delicatezza di scomparire all’istante, per scongiurare qualunque occasione di baruffa. Questo tutti i giorni, festivi compresi, dalla mattina alla sera. Di notte, ovviamente, la guardia: in un angolo della hall a dormire con un occhio solo, pronto a saltar su al minimo rumore sospetto. Insomma era diventato il beniamino dei titolari.

Solo una volta commise un errore e fu quando si mise a inseguire la macchina con la quale la sua amata padrona era uscita per andare a fare provviste per la dispensa. La rincorse fino alla strada provinciale, dove rischiò di essere investito, costrinse la signora a tornare indietro, con grave perdita di tempo, fu rimproverato ma imparò la lezione. E si riscattò in piena estate con un gesto da copertina della Domenica del Corriere. All’albergo si arrivava per una strada di terra larga quanto due utilitarie affiancate, che tagliava un grande campo di grano, era un’estate particolarmente calda e gli incendi di stoppie erano all’ordine del giorno. La cuoca era uscita in macchina e sarebbe tornata all’ora in cui le fiamme avrebbero già invaso l’intero campo di grano, strada compresa. Alla vista delle fiamme e del fumo Poldo senti dentro di sé un impulso irresistibile: correre alla strada provinciale per fermare la macchina prima che imboccasse quel budello in fiamme. E così fece, dopo una lunga corsa oltre il bosco per aggirare l’incendio. E quando vide la macchina della padrona, si fece seguire lungo il percorso non toccato dalle fiamme. Quando in albergo, ma sarebbe più giusto dire in famiglia, si riconobbe l’impresa di Poldo, le azioni dell’ex-randagio salirono alle stelle. Il cane albergatore ebbe subito una gratifica: una doppia razione di pappa, e una tripla di coccole. E se le meritava.

Da “20 storie vere di cani veri” di Sandro Marucci, edizioni La Quercia 2021 - 13

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