Venerdì, 11 Novembre 2022 12:18

A tu per tu con Guido Domingo, autore di “Nemmeno una virgola”: un romanzo che ridona dignità alla senilità

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Guido Domingo, 42 anni, è un biologo ricercatore, originario della provincia di Varese: vive in un piccolo paese, Cavaria Con Premezzo, per coltivare la sua passione per la montagna.

Recentemente ha inoltre esordito nella  narrativa, conquistandosi il favore dei lettori con “Nemmeno una virgola”: un romanzo che affronta il tema della senilità con innata delicatezza e diffondendo un messaggio straordinariamente positivo. Lo incontriamo per saperne di più.

Partiamo dal titolo: “Nemmeno una virgola”;  a cosa si riferisce?

Si riferisce ad un particolare momento della storia narrata, in cui avviene il ricongiungimento – più che altro emotivo- tra due personaggi chiave del libro.

Da cosa ha tratto ispirazione per la stesura del suo romanzo?

La primissima scintilla è nata da un fatto di cronaca realmente accaduto:uno di quegli avvenimenti che trova spazio solo tra le ultime notizie di un telegiornale regionale. Un’anziana trova delle vecchie lire ben nascoste in un vecchio frigorifero - non ricordo a quando ammontassero – ma dovevano essere una cifra considerevole.

Ma, in verità, nello scriverlo mi sono reso conto che in qualche modo stavo cercando di riscrivere un finale: quello di mia nonna che ha letteralmente consumato gli ultimi dieci anni della sua vita sopra ad un divano, davanti a una televisione perennemente accesa. Quella morte era attesa, in un qualche modo pretesa: mia nonna si era come dissolta lentamente, perdendo quasi tutte le caratteristiche della donna che era stata. Soffrivo al pensiero di dovermela ricordare in quel modo.

In quale personaggio si identifica maggiormente e perché?

Con nessuno in particolare, ma c’è un po’ di me in ogni personaggio. Persino nell’anziana: con lei condivido la paura della solitudine e del cambiamento; con la figlia la frenesia della quotidianità; mi accomuna, invece, il passato al vicino di casa, e all’insegnante l’entusiasmo per la vita.

 A suo avviso, cosa la società dovrebbe garantire alla terza età?

La protagonista del romanzo è un’anziana donna che vive in punta di piedi la sua esistenza, cercando di disturbare il meno possibile, come se le emozioni della terza età valessero meno di quelle delle generazioni più giovani. La paura di sentirsi un peso ne aggrava la solitudine, che tra gli anziani è una vera e propria emergenza sociale. Io credo che la società debba tutelare in ogni modo la dignità di questa fascia di popolazione, garantendone l’assistenza in primis, ma anche un loro coinvolgimento attivo nella collettività.

Ha già in cantiere un altro libro?

Un progetto effettivamente in cantiere c’è già: una storia in cui i luoghi, le strade e le case, sono gli indiscussi protagonisti. Però, prima vorrei godermi ancora un po’ questo primo libro.

È vero che si occupa anche di musica?

Sì è così: attualmente canto e suono la chitarra in un paio di gruppi. Sono appassionato di musica da quando ne ho memoria – e non riuscirei a immaginare la mia vita senza – e suono da oltre 20 anni. Ho iniziato con il punk, per poi approdare a generi più vicini al folk: ho inciso anche qualche album.

Come si definirebbe in una parola?

Rurale.

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