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“12 anni schiavo”, gli inferi dell’ uomo che divenne merce. Recensione. Trailer

ROMA – Tratto da una storia vera. Nella New York del 1840 Solomon Northup è un uomo libero e felice. Ha una splendida famiglia e una passione per la musica che pare possa tramutarsi in un’ opportunità di successo. Tuttavia ha la pelle di colore scuro, una peculiarità che porta con sé molti rischi. Alcuni personaggi ambigui approfittano della sua genuina semplicità e lo fanno precipitare velocemente in un incubo. Solomon si ritrova incatenato e viene venduto come schiavo a ricchi proprietari terrieri del sud. Lo aspetta una lunga odissea, segnata da sofferenze fisiche e psicologiche al limite delle possibilità di sopportazione umana.  

Il film di Steve McQueen è una discesa agli inferi di particolare forza emotiva ed espressiva. Le immagini rendono espliciti i concetti con particolare efficacia. La drammatica rappresentazione di una fustigazione che lacera la pelle mostra il potere arbitrario dell’ uomo sull’ uomo. Vedere Solomon che si contorce nel tentativo di sfuggire alla costrizione delle catene ci ricorda il valore fondamentale della libertà, e stiamo parlando della semplice libertà di movimento. Quando viene venduto come schiavo entra poi in un microcosmo in cui la dignità umana non ha cittadinanza e ciascuno vale soltanto in base a quanto riesce a produrre per gli altri. Solomon è stato spogliato della sua identità ed è divenuto una semplice merce. Nella scena più drammatica del film (valutazione assolutamente personale) è costretto a bruciare una lettera e a rinnegare se stesso. Per rimanere a galla in questa realtà bisogna diventare chi i padroni vogliono che tu sia. Solomon tuttavia non si identifica mai con questa condizione. Intimamente continua ad essere un uomo libero, capace di pensiero autonomo, in grado in ogni circostanza di difendere il proprio valore di essere umano. La seconda parte del film vive del potente contrasto fra la forza silenziosa e pacata di Solomon e la debolezza rumorosa del suo aguzzino Edwin Epps. Edwin, interpretato da Michael Fassbender, esibisce la sua feroce follia per nascondere una fragilità che si delinea progressivamente con precisione. E’ libero in superficie, schiavo ad un livello profondo. L’esatto contrario di Solomon. La forza dell’opera è data proprio dalla vividezza dei personaggi che riesce a creare. Il contributo decisivo è fornito dagli attori: Chiwetel Ejiofor è fantastico per il 90% del film (un po’ stucchevole nel finale?), Michael Fassbender si conferma fra i migliori attori del mondo, Lupita Nyong’ O è il volto e il corpo della sofferenza più dura, Brad Pitt è un meraviglioso rivoluzionario senza luci della ribalta. Steve McQueen usa la spada e il fioretto alternando immagini dure come il diamante ad inquadrature che hanno l’ eleganza di una danza. Può permettersi un passo lento perché l’intensità cattura l’attenzione dello spettatore per l’intera durata del film. L’opera è espressione di un’ arte cinematografica che, come il suo protagonista, vuole vivere, non sopravvivere. E’ il cinema da gustare al cinema, nonostante le stupide locandine italiane riescano perfino a rinnegare l’essenza del film.

 

 

 

REGIA: Steve McQueen

ATTORI: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Lupita Nyong’ O, Brad Pitt

 SCEGGIATURA: John Ridley 

FOTOGRAFIA: Sean Bobbitt

 PRODUZIONE: USA

GENERE: Drammatico, Biografico

 DURATA: 133 minuti

USCITA NELLA SALE: 20 Febbraio

 

12 anni schiavo – Trailer

 

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