Cannes 2026: la memoria della guerra che continua a interrogare l’Europa

Da Jean Moulin al Generale de Gaulle, il Festival di Cannes riporta sul grande schermo le ferite della Seconda guerra mondiale

La memoria della Seconda guerra mondiale domina la 79ª edizione del Festival di Cannes. Sulla Croisette sono stati presentati diversi film che riportano al centro del dibattito cinematografico e culturale il tema della Resistenza, della deportazione e delle profonde lacerazioni che hanno segnato l’Europa del Novecento. Un viaggio nella memoria storica che attraversa la Francia occupata, la Germania del dopoguerra e le figure simbolo della lotta contro il nazismo.

Ad aprire questo percorso sulla memoria e sul prezzo della libertà è stato Moulin, firmato dal regista polacco László Nemes, che undici anni fa conquistò Cannes con Il figlio di Saul, vincitore del Grand Prix della Giuria e capace di trascinare il pubblico nell’orrore di Auschwitz. Con questo nuovo lavoro, in corsa per la Palma d’Oro, Nemes costruisce il ritratto intenso e doloroso di Jean Moulin, figura centrale della Resistenza francese, interpretato da un monumentale Gilles Lellouche.

Il film ci immerge immediatamente nella Francia occupata del 1942. Dopo essere tornato da Londra, dove il Generale Charles de Gaulle gli aveva affidato il compito di organizzare e unificare le reti della Resistenza, Jean Moulin si nasconde sotto il falso nome di Jean Martel. Insieme ad altri compagni raggiunge Lione, ma il 21 giugno 1943 viene arrestato dalla Gestapo guidata dal feroce Klaus Barbie, interpretato da Lars Eidinger, e rinchiuso nella prigione di Montluc.

Nemes concentra il racconto sul devastante confronto psicologico tra il resistente francese e il suo carnefice nazista. Il film ricostruisce gli ultimi giorni della vita di Moulin, torturato brutalmente da Klaus Barbie fino alla morte durante il trasferimento verso la Germania. Il suo corpo non venne mai ritrovato. Quel che ancora oggi colpisce è il mistero che continua ad avvolgere il tradimento che portò all’arresto del leader della Resistenza. Ottant’anni dopo, le ombre di Caluire continuano infatti a interrogare storici e opinione pubblica: chi tradì Jean Moulin?

Straordinaria la prova di Gilles Lellouche, capace di trasmettere sofferenza e dignità con una recitazione quasi interamente trattenuta, mentre Lars Eidinger costruisce un Klaus Barbie manipolatore e spietato. Suggestivo anche il personaggio della contessa interpretata da Louise Bourgoin, figura immaginaria creata dal regista per esigenze narrative.

L’Europa ferita di Fatherland

Tra i film più intensi in concorso per la Palma d’Oro emerge anche Fatherland del regista polacco Pawel Pawlikowski, un viaggio nella Germania devastata del dopoguerra, sospesa tra macerie materiali e divisioni ideologiche. Girato in un rigoroso bianco e nero, il film racconta il ritorno dello scrittore Thomas Mann nella sua patria dopo l’esilio negli Stati Uniti, scelto per sfuggire al nazismo.

Privato della cittadinanza tedesca nel 1936 e ormai stabilitosi in California, Mann torna in Germania a 74 anni per ricevere due Premi Goethe: uno a Francoforte, nella Germania Ovest, e uno a Weimar, ormai parte della Germania Est. Premio Nobel e autore de La montagna incantata, Mann si trova però davanti a una nazione profondamente cambiata e moralmente divisa. In piena Guerra Fredda viene persino accusato di simpatie comuniste.

A interpretarlo è il convincente Hanns Zischler, affiancato da una gigantesca Sandra Hüller nel ruolo della figlia Erika, compagna di viaggio, consigliera e figura profondamente antinazista. Durante il soggiorno in Germania, padre e figlia devono affrontare anche il dolore per il suicidio di Klaus, figlio di Thomas e fratello di Erika, interpretato da August Diehl.

La deportazione degli ebrei nella Francia di Vichy

Altro film che ha lasciato il segno al Festival è La troisième nuit di Daniel Auteuil, presentato nella sezione Cannes Premières. Ambientato nell’agosto del 1942, il film affronta il tema delle retate contro gli ebrei stranieri organizzate dal governo di Vichy durante l’occupazione nazista.

Il protagonista Gilbert Lesage, giovane funzionario del Servizio Sociale per gli Esteri, riceve il compito di organizzare una commissione incaricata di decidere il destino degli ebrei arrestati. Accanto a lui opera padre Alexandre Glasberg, interpretato dallo stesso Daniel Auteuil, fondatore dell’associazione Amitié Chrétienne e impegnato concretamente nel salvataggio degli ebrei perseguitati.

Tra la burocrazia del regime di Vichy e le reti clandestine della solidarietà, i protagonisti tenteranno di salvare 470 persone, tra cui 108 bambini ebrei destinati al campo di Vénissieux. Il film colpisce per la sua capacità di raccontare l’umanità nel mezzo dell’orrore, senza mostrare direttamente i campi di sterminio ma lasciandone percepire tutta la tragedia attraverso gli sguardi dei personaggi.

Il ritorno cinematografico del Generale de Gaulle

Il Festival di Cannes 2026 ha riportato sotto i riflettori anche una delle figure politiche più importanti della Francia e dell’Europa del Novecento: il Generale Charles de Gaulle.

Fuori concorso, al Grand Théâtre Lumière, è stato presentato La Bataille de Gaulle: L’Âge de fer del regista Antonin Baudry, colossal biografico che arriverà nelle sale il 3 giugno. Il film ripercorre il periodo compreso tra il 1940 e il 1944, anni segnati da isolamento, dubbi e battaglie politiche, durante i quali de Gaulle cercò di difendere una Francia ormai allo stremo.

A interpretare il generale è l’attore franco-armeno Simon Abkarian, chiamato a raccontare una fase meno conosciuta della vita del leader della Francia Libera: gli anni che separano il celebre appello del 18 giugno 1940 dallo sbarco in Normandia del giugno 1944. Un periodo segnato non solo dalla lotta contro il regime di Vichy, ma anche da tensioni internazionali e profonde divisioni interne alla stessa Francia.

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