Sabato, 26 Settembre 2015 17:12

Volkswagen. L’Europa sapeva, ma ha taciuto

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ROMA - L''Unione Europea era da almeno due anni a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni: a lanciare l''allarme, un rapporto del 2013 del Joint Research Centre della Commissione Europea che aveva evidenziato l''incapacità degli organismi comunitari nel tenere sotto controllo l''industria automobilistica.

Lo scrive oggi il Financial Times segnalando come nel documento si ponesse l''attenzione sui problemi posti da dispositivi - peraltro illegali in Europa dal 2007 - in grado di alterare i risultati delle emissioni. Il rapporto del centro di ricerca invitava a testare su strada le auto diesel invece che in laboratorio, dal momento che "i sensori e i componenti elettronici nelle auto moderne sono in grado di ''rilevare'' l''inizio di una prova di emissioni in laboratorio". Questi dispositivi, si indicava con estrema precisione, possono "attivare, modulare, ritardare, o disattivare i sistemi di controllo delle emissioni". Al contrario, continuava il rapporto, i test condotti su strada "inequivocabilmente indicano che i veicoli superano i limiti delle normative attuali".


La Volkswagen - riporta FT - è stata travolta dallo scandalo dopo che l'authority degli Stati Uniti ha rivelato che il colosso automobilistico aveva allestito le sue vetture per superare i test sulle emissioni, esponendolo potenzialmente a capi di imputazione per reati penali e ammende pesantissime. L'Agenzia di Protezione dell'Ambiente ha riferito che la Volkswagen aveva installato un software, noto appunto come impianto di manipolazione, che attivava il controllo sulle emissione quando il veicolo veniva ispezionato ma lo disattivava durante il normale utilizzo. Mentre erano in strada, dunque, le auto emettevano una quantità di ossidi di azoto quaranta volte superiore al limite consentito dagli standard ambientali negli Stati Uniti.In un primo momento ci si era concentrati soltanto sulle auto vendute da Volkswagen sul mercato americano. La Germania ha però sottolineato che l'azienda ha mentito allo stesso modo in Europa. Il rapporto 2013 mostra che l'Ue sapeva che i dispositivi potevano distorcere i risultati dei test anti-inquinamento. Bruxelles non era però riuscita a risolvere la questione, malgrado la tecnologia in questione fosse illegale in Europa dal 2007.