Lunedì, 22 Ottobre 2012 21:14

L'Aquila. Condannati a 6 anni membri grandi rischi

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L'AQUILA - Sei anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, per i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all' Aquila.

E' la condanna inferta dal giudice del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, che ha ritenuto i sette membri della commissione tutti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. L'accusa aveva chiesto quattro anni. Disposta, sempre dal giudice, una provvisionale di 6 milioni di euro per le parti civili, a titolo risarcitorio.
I sette componenti della Commissione Grandi Rischi Franco Barberi, Bernardo de Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce,  sono stati dichiarati colpevoli  per il reato colposo, della morte di 29 persone e del ferimento di quattro. Sono stati assolti, invece, dall'accusa di aver provocato il decesso di altre otto persone e le lesioni subite da un altro aquilano.

Le vittime
Quanto emerso nella vicenda è la sottovalutazione del pericolo da parte della Commissione Grandi Rischi. Per le altre vittime del sisma non è stato rilevato un nesso di causalità con le valutazioni della Grandi Rischi. I sette della Grandi Rischi sono stati dichiarati colpevoli della morte di Giovanna Berardini; Francesco e Luigi Giugno; Anna Berardina Bonanni; Claudia Carosi; Vezio Liberati; Elvezia Ciancarella; Daniela Visione; Davide e Matteo Cinque; Patrizia Massimino; Alessandra e Antonella Cora; Claudio Fioravanti; Franca Ianni; Paola Tomei; Anna Maria Russo; Chiara, Giuseppina, Micaela e Rosa Germinelli; Domenico e Maria Paola Parisse; Ilaria Placentino; Ilaria Rambaldi; Claudia Spaziani; Fabrizia Vittorini; Silvana Alloggia; Hussein Hamade.  Sono stati, inoltre, dichiarati colpevoli del ferimento, in conseguenza del sisma, di Anna Paola Fulcheri, Cinzia di Bernardo, Hisham Shain e Stefania Cacioppo. Barberi, Boschi e gli altri cinque imputati sono stati, invece assolti dall'accusa di aver provocato, per colpa, la morte di Aurelio Giallonardo, Giuseppina Vasarello, Adalgisa Cicchetti, Alessio Di Pasquale, Alessio Di Simone, Ada Emma Colaianni, Stefania e Paolo Di Marco; e il ferimento di Pierigorgio Lauri.


Una condanna tra applausi e qualche polemica
La condanna non è esente da polemiche, perchè a detta di molti la pena è stata eccessiva. Pierferdinando Casini l'ha addirittura definita "una follia allo stato puro", mentre Giovanardi ha parlato un "impazzimento di un sistema".

Diversa la posizione del ricercatore aquilano Giampaolo Giuliani, che prima del sisma fu denunciato per procurato allarme da Bruno Bertolaso per aver messo in allarme la popolazione sull'eventuale terremoto. "Una sentenza storica che dovrà essere presa ad esempio da tutta la comunità scientifica internazionale", ha detto il ricercatore aquilano. "La sentenza - aggiunge - mi ha sorpreso perchè la condanna è andata al di là delle richieste dell'accusa. Non sono felice, questa è una cosa che riapre le ferite di quei giorni. Le responsabilità scientifiche - dice Giuliani, noto anche per le sue previsioni sismiche tramite il radon - sono chiaramente emerse dalle varie testimonianze. Il processo, seppur in primo grado, ha anche dimostrato che chi doveva comportarsi in un certo modo non lo ha fatto. I giudici, a cui va il mio plauso, hanno dovuto coniugare il diritto con la scienza e per due anni sono stati sotto pressione. La sentenza è un esempio per tutti gli errori commessi». Secondo Giuliani, infine, «è necessario avere le persone giuste nei posti giusti».

Sta di fatto che quando nell'assemblea a piazza Duomo all'Aquila, convocata dal sindaco Massimo Cialente per parlare della restituzione delle tasse, è arrivata la notizia della sentenza  è partito un lungo e forte applauso. Finalmente un po' di giustizia è arrivata hanno detto i presenti. Il sindaco Massimo Cialente dal canto suo ha spiegato che «volevamo questa sentenza per capire, ma il dramma non si cancella. Il comune si era costituito parte civile per chiedere giustizia: ma ora la giustizia la vogliamo anche per tutto quello che è successo dopo il 6 aprile».

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