Martedì, 23 Aprile 2013 08:14

Il Pd rischia di frantumarsi. Rifondiamo il partito sulle persone

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ROMA - Il PD rischia seriamente di frantumarsi. Non ritorno su un’analisi che propongo da tempo: dopo il fallimento del primo PD, la costituzione materiale del partito è stata uncoacervo di correnti, sottocorrenti, cordate di potere e personali. Tanti militanti generosi e appassionati si sono sentiti stretti dai gangli micidiali di queste pratiche, che hanno investito le federazioni, le sezioni e i territori.


La svolta deve essere radicale. Avremo tempo di discutere, spero questa volta senza reticenze, diplomatisti e difese ad oltranza di rendite di posizione. Un partito siffatto non ha voluto né potuto discutere della vera natura dell’ultimo voto politico: non una mezza vittoria, ma un colpo durissimo al PD, nel quadro di una crisi democratica e di rappresentanza senza precedenti.
Non aver preso atto di questo, ci ha fatto compiere una serie di errori, principalmente derivati dall’illusione di poter dare le carte su tutti i tavoli. Presidenze delle Camere, Governo, Presidenza della Repubblica.
La conclusione drammatica di queste ore, con il fallimento della candidatura di Marini e di Prodi, dimostra la presunzione di tale idea. Ora si avverte nelle nostre fila un senso di smarrimento, di rabbia e di impotenza. Da più parti si mette in discussione la casa comune. Molti vorrebbero tornare nei propri recinti. La sinistra con la sinistra; i cattolici con i cattolici; i laici moderati con i laici moderati; gli ultra-innovatori con gli ultra-innovatori e così via, fino alla rinuncia definitiva del progetto democratico.

Un grande campo unitario di tutti i democratici

Non pochi degli stessi che sono stati altamente responsabili delle difficoltà attuali, perché sordi alle richieste di un mutamento delle pratiche del PD e della sua forma partito, spingono per radicalizzare le spaccature. Si aggiungerebbe errore ad errore. Non è perché stiamo insieme che sono venuti i guai. È perché non lo siamo stati abbastanza.
Il PD ha vissuto come un contenitore a canne d’organo; una coalizione tra entità separate, in relazione tra di loro per alleanze o convenienze. Fino ai trasformismi dell’ultim’ora, che hanno lasciato solo Bersani ad assumersi le sue responsabilità, anche di chi l’ha sostenuto, ha fatto parte del suo gruppo dirigente ed è arrivato in Parlamento grazie a lui, con l’intenzione, magari, se avessimo vinto, di diventare ministro.
Quando si dimise Veltroni, contro il mio parere, lasciai tutto e ancora oggi non ho alcun incarico di Partito o istituzionale. Si deve tentare di superare il marasma in avanti. Non dando vita a nuovi partiti identitari e ideologici, che non potranno che accentuare il distacco tra i cittadini e la politica. È il momento di pensare ad un soggetto politico ed a una forma-partito che si presentino come un grande campo unitario di tutti i democratici. Contendibile. Regolato da forme di democrazia deliberante diretta. Fondato sulle persone, sulla loro voglia di contare e partecipare.  E in grado di bandire correnti e superfetazioni burocratiche.

 La presenza  di forze che richiamano la cultura cattolica


Un soggetto che vada a calcomania sulla condizione di disagio e di sofferenza delle persone, e capace di suscitare in loro quella speranza di cambiare le cose che continua ad essere nel nostro Paese ben presente e diffusa. Soprattutto gli amici che vengono dal Partito Popolare e dal cattolicesimo democratico si interrogano e vivono uno sconcerto.  Due simboli della loro storia, diversi, ma entrambi di grandissimo valore sono stati mandati allo sbaraglio. Tuttavia mi domando: la prospettiva in questo momento è scegliere con rabbia una rottura? E per dove? Ci può salvare un’ulteriore frammentazione?
O, invece, finalmente anche questa cultura, invece di essere spinta a costruirsi in correnti sempre perdenti e subalterne, dati i rapporti di forza con la sinistra, può vivere un confronto aperto, onesto, dinamico permanente sui temi della nostra politica, sapendo che talvolta può prevalere e talvolta andare in minoranza, ma in una pratica democratica dove si mischiano le persone, si appoggiano maggioranze di volta in volta variabili e c’è il rispetto reciproco e l’approfondimento vero e pacato sulle questioni da affrontare?

E non è questo Partito, quello che si attaglia di più a quelle sensibilità verso i singoli che viene proprio dalla tradizione “personalistica” cattolica? Che metta al bando ideologismi, stereotipi, posizionamenti che derivano da storie passate? La crisi di oggi può far tentare il salto di qualità politica che non abbiamo saputo fare, per farci ritrovare tra di noi in modo nuovo e soprattutto farci ritrovare la società italiana, che ci è sfuggita così grandemente dalle

Goffredo Bettini

Membro della direzioone nazionale Pd

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