Oltre la Grecia. Le previsioni del Fondo monetario internazionale sull’andamento dei debiti pubblici

ROMA – E’ stato pubblicato il Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, una miniera di previsioni sull’andamento dei bilanci pubblici nei prossimi anni, previsioni che riservano qualche sorpresa, non proprio piacevole, agli italiani.

Le previsioni non sono dati

Prima di addentrarsi in numeri e cifre è opportuno ricordare l’ovvio, ovvero che le previsioni non sono fatti ma proiezioni. I numeri delle proiezioni ci danno un indizio su ciò che avverrà ma non c’è alcuna garanzia che le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, pur generalmente valide nel complesso, si traducano in realtà fino all’ultimo decimale.

L’Italia malata tra malati che guariranno

L’Italia è un Paese malato di debito pubblico, la malattia è però condivisa da diversi altri Paesi dell’area Euro. La differenza sostanziale è però che gli altri Paesi sono visti in uscita, in via di guarigione, mentre il nostro Paese è visto permanere in tale stato ancora a lungo.

Per il 2015 il FMI prevede infatti che ben sei Paesi dell’area Euro abbiano un rapporto tra debito pubblico e Pil superiore al 100%. Nel 2020 i Paesi oltre tale soglia saranno però ridotti a soli tre, tra cui l’Italia.

In particolare nel 2015 sono previsti oltre il 100 per cento di debito/Pil il Belgio al 106,6, Cipro a 105,7, L’Irlanda a 107,7, il Portogallo a 126,3, l’Italia a 133,8 e la Grecia a 172,7.

I tre Paesi che nel 2020 avranno ancora il debito/Pil oltre 100 saranno Italia, Grecia e Portogallo, che esibiranno tutti e tre un rapporto di circa il 120 per cento, in particolare il Portogallo 120,9, l’Italia 122,4 e la Grecia 124,2.

La Grecia fuori del tunnel?

Interessante il confronto tra le previsioni relative alla Grecia, la grande malata di Eurolandia, ed all’Italia. Laddove infatti la Grecia sopravvivesse alla tempesta che si sta abbattendo in questi giorni sui suoi conti sembrerebbe destinata a raccogliere i frutti di anni di lacrime e sangue impostigli dalla troika e potrebbe cominciare a pensare seriamente di tirare un po’ il fiato.

Nel 2015 Atene potrebbe vantare un solidissimo avanzo primario di bilancio che si piazzerebbe al 3% del Pil, l’Italia avrebbe un dato egualmente positivo dell’1,4 per cento. La media dei paesi Euro sarebbe negativa dello 0,1 per cento.

Ma l’avanzo primario è definito come il risultato di bilancio con esclusione degli interessi sul debito. Includendo questa grandezza la situazione ovviamente peggiora e, purtroppo per noi, peggiora soprattutto per l’Italia, nonostante l’enormità del debito greco il suo effetto sul bilancio è infatti minore.

Il deficit dell’Italia sarà infatti al 2,6 per cento, con uno scostamento di 4 punti percentuali rispetto all’avanzo primario mentre la Grecia avrà un deficit dello 0,8 per cento con uno scostamento di ‘appena’ 3,8 punti percentuali.

Notevolissime invece le divergenze sull’andamento nel prossimo quinquennio tra Italia e Grecia. Da una parte il nostro Paese, pur in presenza di solidi avanzi primari che andranno dal 2,0 per cento del 2016 al 3,3 per cento del 2020, galleggerà su un oceano di debito senza intaccarlo più di tanto a causa di una crescita asfittica con il rapporto debito/Pil che si ridurrà di appena 11 punti, dal 133,8 al 122,4 per cento.

Al capo opposto la Grecia è vista autrice di miracolose mirabilie sia grazie ad un avanzo primario poco più forte di quello italiano, dal 3 per cento del 2015 si passerebbe al 4,5 per il biennio successivo ed al 4,2 per il triennio 18-20, che ad una crescita più sostanziosa di quella del Belpaese.

Atene vedrebbe infatti ridursi il suo rapporto debito/Pil di ben 48 punti percentuali entro il 2020, dal 172,7 del 2015 al 124,2 del 2020, quasi 10 punti all’anno e addirittura 11 nel 2017.

Questioni di picco

Una ultima riflessione è relativa al picco ed alla conseguente inversione di tendenza dell’andamento del rapporto debito/Pil. Secondo il FMI l’inversione è già avvenuta per Portogallo e Grecia, che hanno raggiunto l’indebitamento massimo nel 2014 e che cominceranno a vederlo scendere nel 2015. Lisbona segnava 130,2 nel 2014 e segnerà 126,3 nel 2015. Atene segnava 177,2 nel 2014 e segnerà 172,7 nel 2015.

Per Roma invece l’inversione di tendenza è di là da venire. Avevamo il rapporto al 132,1 nel 2014 e avremo il 133,8 nel 2015. L’inizio della riduzione dovrebbe aversi nel 2016 con il debito/pil al 132,9.

Cosa resterebbe di queste previsioni se la Grecia dichiarasse default?

Probabilmente poco o nulla, se Atene dovesse decidere di ripercorrere la via del default il conto potrebbe essere salato per l’Europa e soprattutto potrebbe essere pagato in maniera molto diversa dalle diverse parti del Vecchio continente ma questa è una storia non è ancora detto che scriveremo.

Amerigo Rivieccio

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