Martedì, 19 Aprile 2022 09:05

Il fascino discreto di Catherine, scomparsa a 77 anni

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L’improvvisa scomparsa, a 77 anni, di Catherine Spaak sta riportando sul video il film del suo debutto nel cinema italiano, I dolci inganni, diretto da Alberto Lattuada nel 1960.

Per l’allora quindicenne Catherine, nata in Francia da una famiglia belga (la madre attrice, il padre sceneggiatore, la sorella Agnes anche lei attrice, lo zio Paul Henry primo ministro a Bruxelles), fu il film che la rivelò al pubblico e ai nostri registi con un personaggio che impose anche una moda. Negli anni Sessanta le teen-ager si pettinavano e vestivano come la Spaak, le canzoni che incise per due grandi case discografiche, la Ricordi e la CGD, erano dei successi travolgenti, e si contano a decine i film interpretati dalla Spaak in Italia: dal 1960 dopo il debutto con Lattuada non c’è regista, da Salce (La voglia matta) a Risi (Il sorpasso), da Damiani (La noia) a Vancini (La calda vita), da Marco Ferreri (L’uomo dei cinque palloni) a Comencini (La bugiarda), da Dario Argento (Il gatto a nove code) a Nanni Loy (Made in Italy), da Bolognini (Madamigella di Maupin) a Monicelli (L’armata Brancaleone) e per ultimo nel 2012 Paolo Virzì con I più grandi di tutti, che non abbia puntato sul fascino elegante della Spaak che tanto è piaciuto al pubblico. 

Non solo al cinema, ma anche in televisione, gli sceneggiati nei quali la Spaak è stata diretta, fra gli altri, da registi del calibro di Enrico Falqui e Alessandro Blasetti, dopo essere stata fra la prime attrici ad affacciarsi da Carosello facendo la pubblicità prima a confezioni femminili poi ad una lacca per capelli. Per 14 anni ha condotto dopo averla ideata la rubrica Harem che fu tra i primi talk show d’argomento femminile. A tanto impegno professionale corrisponde una vita sentimentale movimentata: giovanissima, aveva sposato l’altrettanto giovane stilista Fabrizio Capucci, quindi il cantante Johnny Dorelli, prima di altri due sfortunati matrimoni. Poco meno di due anni fa, l’emorragia cerebrale che le è stata fatale.

I dolci inganni sono quelli che riempiono la giornata di una ragazza di buona famiglia che marina la scuola per vivere l’avventura della sua vita. I primi turbamenti d’amore la spingono fra le braccia di un maturo spasimante, ma prima di lui c’è un compagno di scuola che non regge al confronto e deve cedere il passo. Nel corso della giornata fra un incontro e l’altro, all’insegna della spensieratezza ma soprattutto della volubilità propria della verdissima età, la protagonista sembra sempre alla ricerca della verità su sé stessa. Inutilmente i suoi spasimanti, le compagne di scuola e le amiche le chiedono che cosa vuoi? che cosa cerchi?.  Nel suo giro in macchina, nella Roma degli anni Sessanta, con i telefoni a gettone, il “pizzardone” che fischia a chi passa col rosso, le terrazze sui tetti più panoramici, i vari momenti della crisi adolescenziale si snodano in uno svolazzare di gonne scampanate (allora le ragazze non erano tutte in pantaloni, come oggi), di impulsi e di malinconie improvvise che il bel viso della Spaak rende con aggraziata malizia. Appena uscito, il film turbò i sonni dei censori: il pretore di Milano ne ordinò il sequestro e sporse una denuncia contro il regista. Prima di essere sollevata dall’accusa di oltraggio al pudore, la pellicola subì un vistoso taglio di alcune scene su un peraltro casto nudo della giovane protagonista, prima di essere poi restituito alla versione originale e Lattuada prosciolto da ogni addebito. L’episodio contribuì a rafforzare la fama che il regista milanese si andava costruendo come scopritore di giovani talenti cinematografici e la Spaak dette così inizio ad una carriera basata essenzialmente sul suo fascino discreto.

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