Scoperto un meccanismo molecolare che spiega la progressione del carcinoma ovarico

Il recettore dei glucocorticoidi favorisce resistenza alla chemioterapia e recidive. Si aprono nuove prospettive terapeutiche


Il recettore dei glucocorticoidi emerge come un possibile fattore chiave nella progressione del tumore ovarico e nello sviluppo di resistenza ai trattamenti. A evidenziarlo è uno studio condotto da un team congiunto dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dell’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” del Cnr di Napoli, pubblicato sulla rivista Molecular Cancer.

La ricerca apre nuove prospettive per migliorare l’efficacia delle terapie contro il carcinoma ovarico di alto grado (HGOC), una delle neoplasie ginecologiche più aggressive e difficili da trattare.


Carcinoma ovarico: perché le recidive sono così frequenti

Nonostante i progressi della medicina, il carcinoma ovarico di alto grado continua a presentare un’elevata incidenza di recidive. Nella maggior parte dei casi, infatti, le pazienti sviluppano nel tempo una resistenza alla chemioterapia, in particolare al cisplatino, uno dei farmaci più utilizzati.

Questo fenomeno rappresenta uno dei principali ostacoli alla sopravvivenza a lungo termine e spinge la ricerca scientifica a indagare i meccanismi biologici alla base della resistenza terapeutica.


Il ruolo dei glucocorticoidi nella progressione tumorale

Lo studio ha messo in luce un ruolo finora poco compreso dei glucocorticoidi, ormoni come il cortisone comunemente utilizzati durante la chemioterapia per ridurre gli effetti collaterali e prevenire reazioni avverse.

Secondo i ricercatori, l’attivazione del loro recettore nelle cellule tumorali può innescare una serie di processi cruciali per la progressione del tumore, tra cui la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), l’aumento dell’eterogeneità cellulare, una maggiore capacità migratoria e, soprattutto, la resistenza ai farmaci.

Questi effetti contribuiscono a rendere il tumore più aggressivo e meno sensibile alle terapie.


Dormienza cellulare: il meccanismo nascosto delle recidive

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’identificazione di uno stato di “dormienza cellulare”.

Attraverso modelli tridimensionali di coltura, più rappresentativi dell’ambiente tumorale reale, i ricercatori hanno osservato che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi può indurre nelle cellule tumorali una condizione di proliferazione lenta ma reversibile.

In questo stato, le cellule riducono la sintesi proteica, modificano il proprio metabolismo e attivano meccanismi di adattamento allo stress. Questa strategia consente loro di sopravvivere alla chemioterapia per poi riattivarsi in un secondo momento.

È proprio questa “quiescenza attiva” che potrebbe spiegare la ricomparsa della malattia anche dopo trattamenti inizialmente efficaci.


Microambiente tumorale e plasticità cellulare

Lo studio evidenzia inoltre una stretta connessione tra la plasticità delle cellule tumorali e i segnali provenienti dal microambiente.

Le alterazioni metaboliche osservate suggeriscono che il tumore sia in grado di adattarsi dinamicamente alle condizioni esterne, rendendo ancora più complesso il suo trattamento.


Nuove prospettive per le terapie contro il tumore ovarico

I risultati della ricerca, sostenuta anche dalla Fondazione AIRC, dalla Regione Campania e dall’Università Vanvitelli, rappresentano un passo importante verso una migliore comprensione dei meccanismi di resistenza e recidiva nel carcinoma ovarico.

Intervenire sul recettore dei glucocorticoidi o sui processi che regolano la dormienza cellulare potrebbe diventare una strategia terapeutica innovativa per aumentare l’efficacia delle cure.

Saranno ora necessari ulteriori studi preclinici e clinici per confermare questi dati e tradurli in nuove opzioni terapeutiche concrete.


Verso una medicina più mirata e personalizzata

Questa scoperta si inserisce nel più ampio percorso della medicina di precisione, che punta a individuare bersagli molecolari specifici per sviluppare trattamenti sempre più mirati.

Comprendere come alcune cellule tumorali riescano a “nascondersi” durante la terapia e riemergere successivamente è oggi una delle sfide più importanti dell’oncologia moderna.

E il recettore dei glucocorticoidi potrebbe rappresentare una delle chiavi decisive per affrontarla.

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