Stati Generali sul Diabete 2026

Strategia nazionale e nuove priorità per affrontare l’emergenza in Italia. Policy Paper e visione integrata per ridisegnare l’assistenza diabetologica

Si è svolta a marzo 2026 a Roma, presso il CNEL, la seconda edizione degli Stati Generali sul Diabete, un appuntamento ormai centrale nel panorama sanitario italiano. L’evento ha riunito istituzioni, 35 società scientifiche e associazioni di pazienti con un obiettivo chiaro: definire una strategia concreta per affrontare un’emergenza sanitaria in continua crescita.

Al centro dell’incontro, la presentazione di un Policy Paper rivolto alle istituzioni, che individua le priorità di intervento per migliorare la gestione del diabete in Italia, dove si contano oltre 4 milioni di diagnosi, a cui si aggiunge una quota significativa di casi non ancora individuati.

Diabete in Italia: una sfida sanitaria, sociale ed economica

Il diabete si conferma una delle patologie croniche più complesse per il sistema sanitario. Non si tratta soltanto di una malattia diffusa, ma di una condizione sistemica che incide profondamente sulla qualità della vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Con una prevalenza che ha raggiunto circa il 7% della popolazione e una crescita costante prevista anche a livello globale, il diabete rappresenta una vera emergenza. La patologia assorbe circa l’8% della spesa sanitaria complessiva ed è tra le principali cause di complicanze cardiovascolari, renali, oculari e agli arti inferiori.

I quattro pilastri della riforma: assistenza, prevenzione e innovazione

Il confronto tra esperti e istituzioni si è concentrato su quattro direttrici strategiche fondamentali. La prima riguarda l’attuazione del DM77, con un rafforzamento dell’assistenza territoriale e della prossimità delle cure, in linea con gli obiettivi del PNRR.

Un secondo ambito chiave è il diabete di tipo 1, con particolare attenzione allo screening precoce, alla prevenzione e alla tutela dei pazienti in età evolutiva.

Il terzo pilastro è rappresentato dalla costruzione di reti interdisciplinari, fondamentali per la gestione delle comorbidità e della multi-cronicità, sempre più diffuse tra i pazienti diabetici.

Infine, un ruolo centrale è attribuito all’accesso alle terapie, all’innovazione e alla digitalizzazione, strumenti indispensabili per migliorare la qualità delle cure e ridurre le disuguaglianze.

Accesso alle cure e aggiornamento dei LEA: le priorità operative

Tra le proposte più rilevanti emerse durante gli Stati Generali, spicca la necessità di semplificare la Nota 100 dell’AIFA, per garantire un accesso più rapido ed efficace alle terapie innovative.

Al tempo stesso, viene richiesta una revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con l’obiettivo di adeguare le prestazioni alle reali esigenze dei pazienti. In particolare, si propone di aggiornare la tariffa della visita diabetologica e di reinserire esami fondamentali come il fondo oculare e la fotografia digitale per la retinopatia, da garantire in regime di esenzione.

Verso un modello ecosistemico della salute

Uno degli elementi più innovativi emersi nel 2026 è l’adozione di una visione ecosistemica del diabete. Questo approccio supera il tradizionale modello centrato sulla singola patologia per integrare fattori clinici, sociali, tecnologici e politici.

Il diabete viene così interpretato come una condizione che attraversa diversi ambiti: dalla prevenzione agli stili di vita, dalla ricerca scientifica alla governance sanitaria, fino alla trasformazione digitale. L’obiettivo è costruire un sistema più sostenibile, capace di rispondere alla complessità della multi-cronicità.

Stili di vita e prevenzione: la leva strategica per il futuro

Grande attenzione è stata dedicata al tema della prevenzione e degli stili di vita. Il presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha sottolineato l’importanza di un approccio globale, che coinvolga sanità, scuola, lavoro e società civile.

In questa direzione si inserisce anche la proposta di un disegno di legge sugli stili di vita, basato su partecipazione e cultura, piuttosto che su imposizioni. Parallelamente, emerge con forza il riconoscimento dell’attività fisica come strumento terapeutico, con l’ipotesi di inserirla tra le prestazioni prescrivibili dal medico.

Criticità del sistema: accesso limitato e carenza di strutture

Nonostante i progressi, il sistema presenta ancora forti criticità. Solo il 30% delle persone con diabete accede a cure specialistiche, indispensabili per beneficiare delle innovazioni terapeutiche.

Le strutture diabetologiche dotate di team multidisciplinari sono ancora insufficienti e l’integrazione con la medicina generale risulta spesso carente. Questo si traduce in una gestione meno efficace della patologia e in un aumento delle complicanze.

Il ruolo delle istituzioni e la necessità di una strategia nazionale

Le istituzioni ribadiscono l’urgenza di un intervento coordinato. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha evidenziato come il diabete sia strettamente legato agli stili di vita e alle condizioni socio-economiche, richiedendo quindi politiche integrate.

L’impegno è quello di promuovere la prevenzione primaria, garantire l’accesso alle innovazioni terapeutiche e rafforzare la digitalizzazione dell’assistenza, strumenti fondamentali per ridurre le disuguaglianze e migliorare il monitoraggio dei pazienti.

Una sfida sistemica che richiede un cambio di paradigma

Gli Stati Generali sul Diabete 2026 segnano un passaggio importante verso un nuovo modello di sanità. Non più un approccio limitato alla gestione della malattia, ma una visione orientata alla gestione della salute, capace di integrare prevenzione, cura e qualità della vita.

La sfida è costruire una strategia nazionale condivisa, in grado di affrontare una patologia che ha un impatto profondo non solo sul piano clinico, ma anche su quello sociale, economico e politico.

Solo attraverso un’alleanza tra istituzioni, comunità scientifica e cittadini sarà possibile contenere l’emergenza diabete e garantire un futuro più sostenibile per il sistema sanitario italiano.

Condividi sui social

Articoli correlati