Mercoledì, 24 Luglio 2019 09:25

Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi

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Giovanni Chiaramonte (1948)  Piazza del Pantheon di notte, 1990  stampa da negativo colore, AFM 57 Giovanni Chiaramonte (1948) Piazza del Pantheon di notte, 1990 stampa da negativo colore, AFM 57

A Palazzo Braschi 350 immagini per scoprire i momenti più significativi della Capitale Italiana

ROMA - La fotografia acquista un po' di dignità quando smette di riprodurre semplicemente la realtà e “rappresenta cose che non esistono più”, come amava affermare Marcel Proust. E tale riflessione appare più evidente con la mostra Roma nella camera oscura, fotografie della città dall'Ottocento ad oggi a Palazzo Braschi, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi.

In occasione dei 180 anni dalla nascita della fotografia, viene esposta una straordinaria selezione di immagini provenienti dall’Archivio Fotografico in cui si ha la possibilità di ammirare non solo l'evoluzione dell'arte fotografica, che a Roma nasce molto presto, ma anche l'esplorazione storica ed urbanistica di Roma che subirà stravolgimenti epocali da quando diventa Capitale d'Italia senza fermarsi ad una mera raffigurazione della realtà, al semplice scatto, ma intende far percepire il senso di eventi significativi e profondi che hanno inciso la storia umana. Si passa dai  primi dagherrotipisti che sono i testimoni di una realtà papalina ormai ferma nel suo passato e rassegnata nella morsa di un immobilismo senza vita ad una fotografia stampata su carta da un negativo dove è possibile cogliere il fermento di un'epoca post-unitaria, dove sono chiari gli impulsi verso un dinamismo che, purtroppo, cancellerà intere parti di un tessuto urbano e paesaggistico intriso di un profondo significato culturale e sociale.

La prima fotografia durante il periodo pre-unitario si inserisce nella scia del vedutismo pittorico e del ritratto per poi raggiungere una rapida espansione e commercializzazione attraverso una sua propria espressività che va oltre i clichè consolidati. Sarà però soltanto nell'epopea risorgimentale e la formazione del regno italiano che si creano a Roma le condizioni per una rapida svolta nella rappresentazione fotografica intesa non più solo come tecnica di riproduzione legata al mercato delle immagini-ricordo, ma anche per un più articolato ruolo di messaggio e di raffigurazione di un presente che cambia ed evolve, stimolando l'osservatore verso riflessioni più ampie e compiute.  Il racconto per immagini della mostra si snoda per 9 sezioni dedicate alle diverse tematiche, declinazioni e tecniche, della Fotografia.

Si parte dalle prime sperimentazioni con la luce con  Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand, James Anderson, Robert MacPherson, veri pionieri che si spostavano tra città e campagna con ingombranti attrezzature, spesso accompagnati da pittori, ponendosi in piena continuità con l’arte del proprio tempo fino ad una più matura comprensione del processo fotografico che intende cogliere i momenti più significativi di Roma e le sue complesse trasformazioni.

Il percorso si chiude nelle sale al pianterreno con la sezione Ritratti dedicata alla fotografia di figura, con ritratti di personaggi famosi, modelli in posa e interni di studi d’artista ottocenteschi, ma anche con tableaux vivants, i “quadri viventi” di grande fortuna tra fine Ottocento e primo Novecento, che sottolineano ulteriormente il rapporto di stretta complementarietà affermatosi anche a Roma tra fotografia e pittura. Si tratta dunque di una preziosa occasione non solo per comprendere il processo artistico e tecnico della Fotografia, ma anche per riscoprire luoghi e memorie di una Roma che non esiste più

 

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