Mercoledì, 28 Ottobre 2015 14:55

Turchia violenta. Polizia prende controllo di 2 emittenti televisive

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ANKARA - Quando mancano quattro giorni appena alle elezioni anticipate in Turchia, prosegue la stretta del potere centrale sui media ostili al governo. La polizia ha preso il controllo di due emittenti, Bugun TV e Kanalturk a Istanbul, e due testate, Millet e Bugun, proprieta' di un gruppo di media dell'opposizione. 

All'alba, una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa hanno circondato il palazzo prendendo il controllo dei due ingressi. Alle 7.30 la situazione e' diventata ancora piu' tesa: dinanzi alle emittenti che filmavano in diretta, la polizia e' entrata nella sede delle due redazioni tv, proprieta' del gruppo Koza-Ipek, lanciando gas lacrimogeni e getti d'acqua contro i dipendenti che volevano impedirne l'accesso. Una sessantina di persone si era intanto radunata di fronte l'edificio per solidarieta' nei confronti dei giornalisti all'interno. Quattro manifestanti e 5 degli occupanti il palazzo sono stati portati via dalle forze dell'ordine. "Cari telespettatori, non sorprendetevi se vedrete la polizia nei nostri studi nei prossimi minuti", ha annunciato il redattore capo di Bugun Tv, Tarik Toro, dinanzi alle telecamere. Ma nonostante l'opposizione, la polizia e i nuovi amministratori del gruppo nominati lunedi' dal giudice hanno preso il controllo delle due emittenti. Alle 11 ora locale la situazione e' tornata tesa, dopo che un gruppo di alcune centinaia di persone, appartenenti in gran parte al partito nazionalista dell'Mhp e ai conservatori del partito Saadet, si era radunato in segno di protesta. La polizia e' intervenuta dopo l'arrivo di una delegazione del partito Mhp che con le proprie guardie del corpo hanno forzato il cordone di agenti all'ingresso del palazzo scatenando una rissa e la reazione della folla, che ha iniziato a lanciare slogan a favore dell'informazione libera e contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. 

La giustizia turca ha deciso lunedi' di commissariare il gruppo Koza-Ipek, accusato dalla procura di Ankara di finanziare, reclutare e fare propaganda a favore dell'imam Fethullah Gulen, che dirige dagli Stati Uniti un'influente rete di ong, media e aziende considerate dalle autorita' "organizzazioni terroristiche". Un tempo alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan, il miliardario e ideologo islamico in esilio volontario negli Usa, proprietario del gruppo mediatico, Gulen e' diventato il suo nemico 'numero 1' dopo lo scandalo e le denunce di corruzione che hanno investito l'entourage dell'uomo forte del Paese all fine del 2013. Una corte di Ankara ha deciso lunedi' la creazione di un Comitato di gestione per la Koza, in base a quanto richiesto dal pubblico ministero titolare dell'indagine, motivando la richiesta come "necessaria a prevenire la commissione di ulteriori crimini, l'inquinamento di prove relative le attivita' che la holding ha portato avanti per conto della confraternita di Fetullah Gulen". Koza Ipek controlla due quotidiani, Bugun e Millet, e due televisioni, Bugun Tv en Kanalturk, gia' "sfrattate" dalla piattaforma satellitare Digiturk la scorsa settimana. "Quello che potete vedere e' il tentativo del presidente Erdogan di creare un Paese a propria immagine e somiglianza" ha dichiarato Baris Yarkadas, parlamentare del principale partito di opposizione, i repubblicani dell Chp, arrivato sul posto. "L'unica cosa che vogliamo e' l'applicazione della legge e della Costituzione. 

Ci chiediamo come possa succedere una cosa del genere in un Paese in cui e' sancita la liberta' di informazione e di espressione". Yarkadas ha poi attaccato il presidente Erdogan: "Non accetta nessun tipo di critica, fa di tutto per mettere a tacere chiunque non gli piaccia e vuole imporre alla societa' i canali che vuole lui". Quanto alla polizia, "viene utilizzata fuori dai limiti di legge, in base a cio' che dice Erdogan: non hanno altro da fare che stare qui?". Presente anche Bulent Kenes, editorialista del quotidiano Zaman colpito da un ordine di arresto lo scorso 9 ottobre in seguito alla pubblicazione di alcuni tweet il cui contenuto e' stato ritenuto diffamatorio nei confronti del presidente Erdogan: "Sono stato liberato 10 giorni fa, ma la mia vita da quel momento e' diventata un inferno" ha dichiarato Kenes. "Quella a cui assistiamo e' la rottura dello Stato di diritto e la negazione di un diritto fondamentale: quello di esprimere la propria opinione liberamente". Kenes ha poi affermato che la redazione del proprio giornale non ha paura: "purtroppo siamo abituati a vivere e lavorare sotto pressione".

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