Giovedì, 18 Aprile 2013 09:27

Provincia di Roma. La Posizione della CGIL riguardo alla Sede Unica

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ROMA - I dipendenti dell'amministrazione provinciale tornano a mobilitarsi riguardo alla questione della Nuova Sede Unica e per la difesa dei loro diritti contrattuali. La Cgil espone la sua linea di pensiero a riguardo e pone l'accento sulla tutela del salario, delle professionalità, della stabilità lavorativa dei dipendenti e l’effettiva funzionalità dei servizi al cittadino.


ROMA - Al fine di poter rendere un servizio più ampio, corretto ed indipendente possibile ed evitare qualsiasi insinuazione di partigianeria e faziosità, dopo i precedenti articoli sulle mobilitazioni dei dipendenti della Provincia di Roma nei confronti del loro spostamento nella nuova Sede Unica e per la rivendicazione dei loro diritti a difesa del loro salario e dei loro livelli professionali, riportiamo per dovere e per completezza di informazione e per rettificare eventuali inesattezze la posizione della CGIL riguardo la questione della Sede Unica posizionata nella zona Eur-Castellaccio dove dovranno essere spostati a breve i dipendenti della Provincia di Roma e sulle altre questioni ancora insolute a livello contrattuale e reddituale.


Nel corso dell'ultima assemblea generale del 15 aprile dove le rappresentanze sindacali si sono incontrate assieme ai lavoratori per esprimere il loro dissenso riguardo a questa operazione e per mettere in luce le diverse problematiche contrattuali che non sono state ancora risolte sono state ricostruite le tappe salienti dei passaggi che hanno portato la Provincia di Roma sotto la guida amministrativa del Centro-Sinistra nelle ultime due giunte a concretizzare il trasferimento del personale nella nuova sede unica la quale comporta una spesa di 263 milioni di euro (tali passaggi sono stati del resto riportati anche da diverse testate giornalistiche). I dipendenti, già in passato, si erano mobilitati contro tale operazione, come contro le ipotesi di riordino dell'ente, lamentando la scarsità d'informazione e disponibilità dell'amministrazione stessa a confrontarsi e recedere da tale spostamento, il disagio a loro recato anche in termini di spostamento, la sensazione di estrema precarietà che vivono perché, sebbene non sia stato ancora ufficializzato nulla, la province, secondo quanto si apprende dagli ultimi indirizzi politici e in attesa che si insedi un nuovo governo e vengano varate nuove norme di riassetto della Pubblica Amministrazione , sembrano essere destinate alla soppressione o, comunque, ad un drastico ridimensionamento. Secondo i dipendenti della Provincia di Roma e secondo quanto è emerso nell'assemblea del 15 aprile non si comprende quindi il senso di una spesa comunque importante e impegnativa per un ente il cui futuro appare incerto e temono per il loro salario e per il loro posto di lavoro.


La posizione della CGIL, ossia della FP CGIL Provincia di Roma, invece, è di tutt'altro avviso e, da quanto si evince dai suoi ultimi comunicati stampa a tutti gli iscritti che si possono trovare on line nel sito CGIL Provincia di Roma e che sono stati affissi nelle bacheche sindacali, offre un'altra lettura della vicenda. La CGIL intende confrontarsi al fine di evitare qualunque spinta estrema così da contribuire ad una soluzione della vicenda che sia soddisfacente per i lavoratori, come ribadito nel suo comunicato stampa del Martedì 19 Febbraio 2013 che riportiamo per esteso: “Nella delegazione del comparto, la RSU ha sollevato questioni relative alla nuova sede unica del Torrino, dalla verifica della trasparenza dell’operazione, alla delicata questione del trasferimento dei dipendenti. L’argomento sarà pertanto oggetto di un successivo incontro. Come CGIL ribadiamo la posizione già espressa negli scorsi anni. Dato l’avvicinarsi delle date previste, chiediamo all’Amministrazione una corretta informazione sui punti al tempo confermati (sedi e numero dei lavoratori interessati al trasferimento, date e passaggi previsti) e l’apertura immediata di un tavolo tecnico bilaterale che consenta la condivisione delle scelte e la verifica delle condizioni essenziali per la sicurezza e la logistica, e stabilisca un ragionato e condiviso processo di mobilità presso la nuova sede che tenga conto dei disagi e renda ottimale la gestione del trasferimento, anche favorendo la mobilità volontaria presso la nuova sede”.
In un successivo comunicato del 10 aprile 2013, la CGIL ha ulteriormente sottolineato la sua posizione, invitando ad evitare faziosità e affermando che “associare il disagio attuale dello stato dei servizi di viabilità o dichiarare che sono a rischio gli stipendi dei lavoratori a seguito dell’operazione patrimoniale sulla sede del Torrino è, in questi termini e senza effettive conferme, pura demagogia”.

La CGIL ha aggiunto che in merito alla possibilità di soppressione dell'enti provinciali: “A noi risulta che, allo stato attuale, rinviate al 2014 tutte le scadenze previste nelle norme preesistenti, dal Salva Italia alla Spending Review, al decreto di riordino (D.L. 188/2012), che, ricordiamo, prevedeva l’accorpamento e l’istituzione di nove Aree Metropolitane, la riforma è “congelata”, in attesa che si formi un nuovo Governo che prosegua l’iter o definisca nuovi passaggi. Tutto questo, a oggi, manca ancora. Ma poniamo che si attui davvero un iter di riforma costituzionale volto alla soppressione degli enti intermedi. Davvero il primo problema dei lavoratori sarà la sede di lavoro? E perché, a fronte di questo scenario, non assumono posizioni a tutela del futuro lavorativo dei dipendenti del nostro Ente?Crediamo che sia compito primario della nostra organizzazione mettere in campo proposte concrete a tutela del salario e delle professionalità, come garantire, in prospettiva, la stabilità lavorativa dei dipendenti e l’effettiva funzionalità dei servizi al cittadino.


In merito poi alla verifica della regolarità operazioni economiche dell'ente riguardo all’acquisto della Sede del Torrino, sempre nello stesso comunicato del 10 aprile, a CGIL afferma che “sempre premettendo che la gestione patrimoniale non è di per sé materia di trattativa sindacale, come FP CGIL Provincia e FP CGIL Roma e Lazio abbiamo in più sedi sollecitato l’Amministrazione a illustrare modalità e fini dell’operazione di vendita/dismissione degli immobili in affitto e di contestuale acquisto di una Sede Unica, per garantirne trasparenza e regolarità. A titolo d’esempio, così aveva dichiarato l’ex Assessore al Bilancio Antonio Rosati: “Rivendico che la Sede Unica è frutto di un’operazione di modernizzazione ed efficientamento, che porterà un risparmio di costi e di gestione – passando da 12 a una sola sede – di 5 mln di euro l’anno. Mantenendo gli affitti avremmo penalizzato i bilanci senza incrementare il patrimonio. Ricordo che non indebitiamo il nostro ente, perché valorizziamo gli immobili, tra l’altro immediatamente vendibili, e li vendiamo attraverso il fondo pubblico, da poco costituito”.


Il comunicato si conclude riassumendo la volontà di un'apertura al confronto in tal senso: “Per fugare sospetti e smontare definitivamente le polemiche, o peggio le accuse infamanti contro la nostra Organizzazione, siamo d’accordo a procedere, attraverso l’accesso agli atti, ad ulteriori verifiche e a consegnare quanto dovuto alle autorità competenti. Quello che più ci riguarda, però, è quanto ha a che fare con la nostra vita lavorativa: stabilire con chiarezza tempi e modalità del passaggio, verificare gli spazi a disposizione, identificare le strutture non interessate al trasferimento, ridurre al minimo i disagi (ad esempio favorendo la mobilità interna o rendendo effettivamente operativo il telelavoro), verificare la predisposizione di servizi accessori, dal trasporto all’asilo nido, etc”.
Rendiamo dunque doverosa, puntuale e opportuna rettifica, anche riguardo ai precedenti articoli scritti e pubblicati in merito alla questione della nuova Sede Unica della Provincia di Roma e delle altre questioni conflittuali in cui si esclude qualunque contiguità di qualsiasi sigla sindacale con la gestione amministrativa dell’ente, chiarificando l'assoluta imparzialità, trasparenza e l'assenza di ogni faziosità da parte della redazione e di colui che scrive.

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