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ROMA – Per il decimo anno l’Acri, l’Associazione che rappresenta le Fondazioni e le Casse di Risparmio ha presentato, in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, un’indagine sugli Italiani e il Risparmio, realizzata in collaborazione con Ipsos.  Dall’indagine emerge qualche sorpresa.

Gli italiani infatti si percepiscono come un “popolo parsimonioso, ma senza esagerazioni: disponibili a organizzare con rigore la propria vita economica senza, però, considerare la parsimonia come la soluzione di tutti i problemi. Anzi per il 48% degli Italiani le famiglie molto parsimoniose ostacolano la ripresa dell’economia del Paese, mentre per il 39% la incentivano.”

Ed è decisamente evoluto anche l’approccio che le famiglie dimostrano nei confronti della spesa pubblica, lungi dal considerarla uno spreco, infatti, “i più (47%) ritengono che i tagli alla spesa inibiscano la crescita economica, contro il 39% che invece ritiene la possano aiutare.”

Decisamente interessante anche la analisi relativa ai capitoli di spesa pubblica che i nostri connazionali taglierebbero. Se costretti ad una riduzione della spesa pubblica, i cittadini italiani non taglierebbero mai: sanità (53% di citazioni), scuola, università e ricerca (34%), pensioni (33%); mentre sarebbero disposti a sacrificare la difesa (il 45% di citazioni), le spese per la giustizia (19%) ed anche la protezione dell’ambiente (18%). Liquidando quindi in un attimo le istanze di chi ritiene la giustizia l’unico e solo problema del Paese.
Interessante anche notare come ai fini “dello sviluppo la gran parte degli Italiani (il 48%) ritiene fondamentale la lotta all’evasione fiscale”.

Per quanto riguarda invece il clima complessivo dell’economia “il Paese viene percepito come poco reattivo alla crisi (i pessimisti sul futuro della sua economia sono il 41% contro il 30% di ottimisti)” ed anche sulla ripresa mondiale c’è molta meno fiducia.

Il clima cupo si riflette anche sulle decisioni d’investimento, che vede una parte sempre più maggioritaria di famiglie (68% rispetto al 62% del 2009) preferire la liquidità, mentre il mattone viene visto ancora come l’investimento  “ideale”, specie tra quei pochi che effettivamente sono riusciti ad accumulare risparmio nel corso del 2010.
Il numero di chi riesce a risparmiare si è mantenuto costantemente basso negli ultimi anni attestandosi al 36%; mentre sono il 37% quelli che consumano tutto ciò che guadagnano
e addirittura una famiglia su quattro deve ricorrere a debiti o al decumulo di risparmio pregresso.

Anche in questo l’Italia riesce ad essere divisa con il Nord Est in cui si registra il numero maggiore di famiglie in grado di accumulare risparmio (ci riesce il 45%), mentre il Sud si trova in difficoltà con solo il 30% che riesce a risparmiare.
Visti i toni della istantanea scattata dall’Acri si comprende bene il tono di quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-FdS:
‘Gli Italiani sono sempre piu’ preoccupati per il futuro, con scarsi risparmi e sempre maggiori debiti e operai e insegnanti, pilastri del Paese reale, in grossissime difficolta’ economiche. L’impietosa fotografia scattata dall’indagine Acri-Ipsos, realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio, mette il governo spalle al muro e lo inchioda alle sue responsabilita”.

‘Siamo al collasso e la mancanza di serie e determinate politiche di contrasto da parte del governo alla crisi genera solo poverta’. Tremonti, Sacconi e Gelmini, invece di vaneggiare improbabili situazioni di ripresa economica e lavorare a contro-riforme inaccettabili, leggano bene i dati e si muovano di conseguenza. C’e’ un Paese reale che sta male e che non ne puo’ piu’ dell’inconsistenza di un governo impegnato solo a difendere gli interessi del premier’.

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