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Sequestrata area per Expo: in progetto un “paradiso sull’immondizia”

MILANO – A Milano ritorna l’incubo delle bonifiche autorizzate dal Comune.  La presenza di sostanze altamente tossiche, nelle falde acquifere, preoccupano la procura di Milano, al punto di sequestrare un’area di 300.000 mq in cui si presume a grave rischio la salute pubblica.

Spiega il Pm Alfredo Robledo firmatario insieme a Paola Pirotta del decreto in cui si scrive di falda inquinata e di rifiuti  e sostanze cancerogene “C’era una problema grave e urgente per la salute pubblica e per questo siamo intervenuti”.
Si riferiscono a diossina e metalli tossici che sembrano aver inquinato la falda acquifera. L’area di 300.000 mq è situata nella periferia ovest di Milano ed era stata indicata,  recentemente con grande orgoglio, dall’amministrazione Moratti idonea a ospitare l’edificazione di 260 abitazioni, ed altro, in vista dell’Expo 2015.

L’assessore Carlo Masseroli, poco meno di un mese fa aveva annunciato così: “Grazie a questo intervento trasformeremo una grande area degradata in un parco, e doteremo la città di 300mila metri quadrati di nuovo verde”.
Al momento sono indagati i proprietari dei terreni e non la società dell’Esposizione Universale Expo 2015 S.p.a.Per i proprietari dei terreni si ipotizzano i reati di avvelenamento della acque, omessa bonifica e gestione illegittima di discarica. Coinvolto anche qualche funzionario pubblico, per aver concesso una bonifica malamente eseguita vista la tossicità delle sostanze trattate. La società Acqua Pia Antica Marcia e Torri Parchi di Bisceglie avevano l’autorizzazione a bonificare. Nelle indagini della Procura Milanese emerge che la bonifica non fu fatta per costi elevati, 165 milioni di euro (700 euro al mq), costo che è nettamente superiore al valore di mercato dell’appezzamento stesso, (120 euro al mq). Oltre le 260 abitazioni, nel lotto, era previsto l’edificazione di un centro per giovani e anziani, un centro sanitario per disabili, un asilo, e un centro polisportivo.
Nell’area sequestrata è inclusa l’ex cava di Geregnano, aperta negli anni trenta/quaranta, successivamente utilizzata come discarica fino al 1980. In seguito, grazie ad un piano di riqualificazione approvata dal comune di Milano nel 2007  nel 2009 è stata autorizzata la bonifica.

La titolare dell’inchiesta, Paola Pirotta, ritiene che l’ex area di Geregnano, essendo stata utilizzata per molti anni come discarica, conservi nel suo sottosuolo un montagna di veleni, non idonei e salubri per edificazioni. Infatti, l’Asl, l’Arpa e il Corpo forestale dello Stato hanno rilevato nella falda acquifera a 30 metri dalla superficie sostanze cancerogene, altamente inquinanti e pericolose per la salute pubblica. L’asessore Messeri si preoccupa di spiegare: “Si tratta di un’area privata che nulla ha a che vedere con l’Expo di Milano – prendendo distanza -. Siamo davanti a un’area privata che, a fronte del progetto di riqualificazione, sarà ceduta per l’80% al Comune di Milano come parco pubblico e poi messa a sistema con gli altri parchi dell’area ovest di Milano per costituire un tassello delle future vie d’acqua dell’Expo».  A detta degli inquirenti, l’area sequestrata era destinata alla realizzazione di un “paradiso sull’immondizia”.  Si legge in una relazione consegnata dai tecnici Arpa ai pm: “ Le procedure adottate dal Comune di Milano e avallate dalla Provincia, per la “messa in sicurezza” dell’area sono “tutte illegittime”, e avrebbero “apportato un vantaggio patrimoniale” per le società a cui è stata affidata la bonifica”.

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