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Il caimano ferito soffre di vittimismo

ROMA – La prossima settimana sarà decisiva per le sorti di questa legislatura parlamentare. Ed è sempre più difficile che questo traballante governo possa continuare a stare in carica in un paese inflazionato da una miriade di problemi, i quali sono stati ignorati per troppo tempo.

Sarebbe il caso che Berlusconi facesse una riflessione e prendesse coscienza sulla fine di questo ciclo politico, giunto anticipatamente al traguardo del suo mandato.  Un’ipotesi che il premier spavaldamente non vuole proprio accettare, nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti. “Non mi dimetterò” ha ribadito più volte, a meno che – dice Berlusconi -non sarò sfiduciato ufficialmente e a quel punto si andrà al voto.  Un invito, di fatto,  rivolto ai finiani suoi ex alleati e ora acerrimi avversari, affinchè ufficializzino in Parlamento le loro intenzioni e ai quali il premier, in caso di una conclamata crisi parlamentare, tenterà di imputare tutte le cause sulla fine questa legislatura ed usarla a proprio fine.

 

Insomma il premier tenta le ultime carte, pur di restare in gioco fino all’ultimo minuto, come da un lato gli consente l’articolo 94 della Costituzione,  prima di doversi recare al Colle ed essere costretto – sempre in base ai principi costituzionali – alle dimissioni, ma non prima di  aver votato il varo definitivo della finanziaria, sul quale tutti sembrano d’accordo. Ma c’è un ma. Il premier, infatti, sta tentando di pilotare anche le sue dimissioni, altrimenti non si spiega per quale motivo abbia chiesto prima la fiducia al Senato, quando alla Camera c’è una mozione di sfiducia formalmente depositata che lo sta aspettando. Un’altra furbata del cavaliere per prendere tempo?  Parrebbe di sì, come hanno tuonato alcuni esponenti dell’Idv e del Pd che lo accusano di gestire a suo piacimento i modi e i tempi del percorso parlamentare.  Questa mattina, infatti, il presidente del Consiglio ha inviato una lettera al presidente del Senato Renato Schifani e al presidente della Camera Gianfranco Fini  nella quale rappresenta la sua intenzione di rendere comunicazioni presso il Senato della Repubblica sulla situazione politica, anche alla luce del preannunciato ritiro della componente di Futuro e Libertà per l’Italia dal governo da lui presieduto, immediatamente dopo la definitiva approvazione della Legge di stabilità e del bilancio dello Stato. “Adempimenti, questi ultimi, – scrive il capo del governo – la cui inderogabile necessità ai fini di una positiva stabilizzazione del nostro quadro economico e finanziario è stata da più parti, anche in modo estremamente autorevole, sottolineata”.

Intanto si aprono probabili scenari sul dopo “sfiducia”. Niente governo tecnico, assicura l’Esecutivo, nessun Berlusconi bis replicano le opposizioni. Insomma è più plausibile che si torni entro i prossimi mesi alle urne, rimettendo in mano agli elettori le decisioni future del paese. Resta sempre l’incognita del sistema elettorale con la quale si andrà al voto e che solo un governo di transizione potrebbe eventualmente cambiare.

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