Napoli capitale della Chimica Organica. Intervista alla professoressa Maria Valeria D’Auria

Dal 13 al 17 settembre 2026 Napoli ospiterà il XLIII Convegno Nazionale della Divisione di Chimica Organica (CDCO2026), il più importante appuntamento italiano dedicato alla ricerca nel settore della Chimica Organica

Organizzato dalle Università degli Studi di Napoli Federico II, della Campania Luigi Vanvitelli, di Salerno e del Sannio, insieme all’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR, il congresso riunirà centinaia di ricercatori, docenti, giovani scienziati e rappresentanti dell’industria provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Maria Valeria D’Auria

L’evento rappresenterà un’occasione unica per fare il punto sulle più recenti innovazioni scientifiche, favorire nuove collaborazioni e riflettere sul contributo che la Chimica Organica offre alle grandi sfide del nostro tempo, dalla salute alla sostenibilità ambientale, fino allo sviluppo di materiali e tecnologie innovative.

Ne parliamo con la professoressa Maria Valeria D’Auria, coordinatrice del Comitato Organizzatore del CDCO2026.

Professoressa, il CDCO rappresenta da oltre quarant’anni il principale momento di incontro della comunità italiana della Chimica Organica. Quali sono le aspettative per questa edizione di Napoli e cosa la renderà speciale rispetto alle precedenti?

Il CDCO rappresenta da sempre il momento identitario della comunità italiana della Chimica Organica. L’edizione di Napoli vuole rafforzare ulteriormente questo ruolo attraverso un programma scientifico di altissimo livello, caratterizzato dalla presenza di prestigiosi ospiti internazionali, sessioni dedicate ai premi e alle medaglie della Società Chimica Italiana, iniziative promosse dal Gruppo Giovani e numerosi momenti di confronto tra ricercatori.

A rendere questa edizione particolarmente significativa sarà anche il contesto unico offerto dalla città di Napoli, capace di favorire il dialogo e la nascita di nuove collaborazioni. La lunga tradizione della scuola napoletana di Chimica Organica, insieme alla presenza di importanti centri di eccellenza del territorio, di numerosi sponsor e di un programma che integra lezioni plenarie, sessioni parallele, incontri con il mondo industriale, assemblee scientifiche ed eventi sociali, contribuiranno a creare un ambiente nel quale idee, competenze e persone possano realmente incontrarsi.

Il programma scientifico prevede la partecipazione di ricercatori affermati, giovani talenti e importanti ospiti internazionali. Quanto è importante favorire il dialogo tra generazioni e tra università, enti di ricerca e industria per accelerare l’innovazione?

Il dialogo tra generazioni e tra il mondo accademico, gli enti di ricerca e il settore industriale rappresenta uno degli elementi fondamentali per il progresso scientifico. Mettere in relazione l’esperienza dei ricercatori più affermati con la creatività dei giovani significa favorire la nascita di nuove idee e nuove metodologie.

Allo stesso tempo, il confronto continuo con le imprese consente di trasformare i risultati della ricerca in applicazioni concrete, capaci di produrre benefici per la salute, l’ambiente e la società. Quando questi mondi dialogano in modo costante, l’innovazione accelera; quando invece rimangono separati, il rischio è che il potenziale della ricerca resti confinato ai laboratori senza tradursi in un reale impatto sul territorio.

La Chimica Organica è oggi protagonista di importanti innovazioni nella medicina, nei materiali avanzati, nella sostenibilità e nell’energia. Quali saranno i temi scientifici più innovativi al centro del congresso?

Il congresso offrirà una panoramica estremamente ampia delle principali linee di ricerca che stanno trasformando la Chimica Organica.

Grande attenzione sarà dedicata alle Scienze della Vita, con studi orientati alla progettazione e alla sintesi di nuove molecole biologicamente attive, anche di origine naturale, allo sviluppo di innovativi sistemi di rilascio dei farmaci e all’integrazione delle tecniche omiche per comprendere sempre meglio i sistemi biologici complessi.

Un altro filone strategico riguarderà la Chimica dei Materiali Avanzati, con ricerche dedicate ai polimeri funzionali, ai materiali organici per l’elettronica e la fotonica, ai sistemi supramolecolari e autoassemblanti per il sensing e il rilascio controllato di molecole.

Infine, uno spazio rilevante sarà riservato alla Chimica Organica Green, attraverso lo sviluppo di metodologie sintetiche a basso impatto ambientale, processi organocatalitici e fotocatalitici, nuove strategie per ampliare la chemodiversità disponibile, la valorizzazione delle biomasse e degli scarti e l’impiego di solventi di nuova generazione sempre più sostenibili.

Napoli accoglierà centinaia di ricercatori provenienti dall’Italia e dall’estero. Quale messaggio desidera rivolgere ai giovani che parteciperanno al CDCO2026?

Vorrei invitare tutti i giovani ricercatori a vivere il congresso non soltanto come un’occasione per presentare il proprio lavoro, ma soprattutto come un’opportunità per costruire relazioni scientifiche, confrontarsi con colleghi provenienti da realtà diverse, porre domande, cercare nuovi mentori e dare vita a future collaborazioni.

Le nuove generazioni stanno già contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo della Chimica Organica grazie alla loro naturale interdisciplinarità, alla sensibilità verso i temi della sostenibilità, alla familiarità con gli strumenti digitali e alla spiccata apertura internazionale.

Il futuro della disciplina nascerà certamente nei laboratori, ma anche nelle discussioni davanti ai poster scientifici, nei momenti di confronto informale e nelle relazioni professionali che prenderanno forma durante il congresso. Ed è proprio questo uno dei valori più importanti che il CDCO2026 vuole continuare a promuovere.

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