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Lombardo colluso con la mafia? Il Pd lasci la giunta siciliana, a difesa dei valori

ROMA – Continuano i guai per il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. Dopo l’indagine dei Ros, nella quale emergono inquietanti collusioni tra i vertici della mafia catanese e il mondo della politica siciliana, nella maglia dell’indagine sono rimasti imbrigliati anche i due fratelli più in vista nell’isola, anche se al momento i Pm non hanno richiesto alcun provvedimento nei loro confronti.

Si tratta di  Raffaele e Angelo Lombardo. Il primo, presidente della regione Sicilia, e il secondo deputato del Movimento per le autonomie, che stando agli atti dell’inchiesta, è l’intermediario tra i capi della criminalità organizzata e la più importante istituzione dell’isola. Almeno questo è quanto emerge dalle intercettazioni dei Ros che hanno registrato le conversazioni telefoniche e ambientali tra i capo clan, con tanto di fotografie che riprendono gli incontri  tra capoclan di spicco e il deputato Angelo Lombardo. “Per parlare con  Ne sono assolutamente sicuri i Pm della Procura di Catania, che già un paio di settimane fa, dopo il blitz catanese che ha portato in carcere diversi esponenti della malavita organizzata catanese, avevano anticipato il corposo rapporto dal quale emerge il rapporto “cospicuo, diretto e continuativo” che i fratelli Lombardo intrattengono con la mafia. In pratica la criminalità organizzata avrebbe promesso un consistente appoggio elettorale in cambio dei soliti favoritismi giocati a livello istituzionale, quali interventi per sbloccare pratiche alla Regione, assunzioni facili per gli amici della cricca e tanto denaro pronto ad arrivare nelle imprese gestite dalla malavita. E non è tutto. Secondo gli inquirenti la mafia avrebbe anche versato ingenti somme di denaro proprio a Raffaele Lombardo per finanziare la sua campagna elettorale. Lombardo, dal canto suo,  si difende e parla addirittura di un complotto politico-mediatico-giudiziario.

Ma ora il problema è anche di natura politica visto il curriculum di questo personaggio che svolge il più importante incarico in Sicilia e che ha recentemente fatto un  rimpasto nella giunta siciliana. Un cambio di poltrone che ha visto l’uscita del Pdl e l’entrata del Pd. Insomma inutile rincorrere  spiegazioni articolate, perchè in Sicilia vige da sempre la voglia di protagonismo politico per entrare nella stanza dei bottoni, costi quel che costi. E in questo caso non serve neppure rifarsi a delle ideologie radicate nella storia dei partiti, perchè la smania di governare, di trarre benefici e convenienze,  non ha  colore politico, anzi è addirittura trasversale. L’importante è arrivare dove gli altri non possono. Insomma un quadro davvero desolante se si pensa che anche il valore della legalità diventa un optional, anche in quei partiti che proclamano  il contrario.

Ed ora la bufera interessa anche il  Partito Democratico, che ha appoggiato l’Mpa entrando dopo il rimpasto a far parte dell’entourage del presidente. Insomma non ci possono essere mezze misure. Anche  il Pd sarebbe il caso dimostri che la sana coerenza dei loro principi non viene a meno nel caso siciliano, togliendo subito l’appoggio al Mpa di Lombardo. Proprio come ha detto pochi giorni fa Rosy Bindi, che tra l’altro è sempre stata contraria ad un’alleanza con il governatore. “Il Pd – ha precisato la Bindi – al di là degli aspetti giudiziari non può continuare a sostenere un governatore che gestisce il potere in un modo che nulla ha a che fare coi nostri valori”. E lo ha ribadito anche Ignazio Marino, che ritiene vergognoso continuare ad appoggiare il governo siciliano capitanato da Lombardo. Indubbio che in questa faccenda ben documentata da un corposo fascicolo, il Pd  abbia il dovere di fare i conti nella casa siciliana. E se davvero vuole difendere la tanto decantata legalità  ordini ai suoi uomini di abbandonare la nave di Lombardo, presunto colluso con la mafia siciliana. Almeno questo è quanto ha scoperto la procura catanese.

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