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Afghanistan: al via processo di transizione mentre Talebani attaccano. In 24 ore 7 morti

KABUL – Sono sette i militari della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza morti in Afghanistan nelle ultime 24 ore. L’Isaf come sua abitudine non ha fornito la loro nazionalità, ma da quanto trapelato, tra i morti ci sarebbe un soldato britannico e uno danese.

Con queste ultime vittime  sale a 2215 il numero dei militari morti nel Paese dall’ottobre 2001, anno dell’inizio dell’operazione ‘Enduring Freedom’. Sono invece, 645 dall’inizio dell’anno e 34 dall’1 novembre. La maggior parte di loro sono caduti nel sud del Paese. Una morte dovuta in gran parte agli IED, Improvised Explosive Device, le bombe artigianali che esplodono al passaggio dei mezzi e dei militari, e che sono diventate l’arma preferita dei Talebani.

Continua dunque il tributo di sangue versato dai militari stranieri nel Paese asiatico, ma anche dei civili che hanno superato quota 20mila  negli ultimi anni. Un incremento di vittime, sia civili sia militari, che non fa presagire nulla di buono.

La missione della NATO in Afghanistan terminerà nel 2014
A dare l’anticipazione è il New York Times nella sua edizione odierna. Nelle colonne del tabloid si legge che: “La guerra della Nato in Afghanistan avrà fine entro il 2014, quando sarà l’esercito regolare afghano a contrapporsi ai Talebani. Lo prevede un piano del governo americano che sarà presentato durante il prossimo vertice di Lisbona”.

Il New York Times scrive anche che: “Entro i prossimi 18-24 mesi sarà attuato il dispiegamento delle truppe di Kabul già in diverse aree di guerra, seguendo il modello che ha consentito agli americani di uscire gradualmente dall’Iraq. Ad accelerare la decisione di Washington è stata anche la critica che il presidente afghano, Hamid Karzai ha rivolto ai militari a stelle e strisce, denunciando la brutalità dei loro raid notturni come uno dei motivi che spingono i giovani afghani a unirsi alle milizie ribelli”.

Ieri già il Washington Post aveva rivelato che l’amministrazione Obama e gli alleati della NATO erano pronti entro la fine della prossima settimana ad annunciare che la guerra in Afghanistan ha fatto progressi tali da poter avviare il cosiddetto ‘processo di transizione’’ verso il governo afghano. Il quotidiano statunitense precisava che in base a questa strategia il governo afghano dovrebbe avere il controllo delle operazioni di sicurezza entro la primavera. Il principale timore è che la transizione possa condurre in Afghanistan ad un vuoto di potere.

 

Per molti è opportuno studiare nei dettagli una strategia di transizione della sicurezza alle forze afghane. Ed è quello che verrà fatto al prossimo vertice della NATO in programma a Lisbona in Portogallo dal 19 al 21 novembre prossimi. Saranno due le questioni che domineranno l’agenda dei colloqui: il trasferimento delle responsabilità della sicurezza alle forze nazionali afghane e una cooperazione a lungo termine fra NATO e il governo del presidente Hamid Karzai. Le forze della NATO resteranno nel Paese asiatico fino a quando la missione non sarà completata, prevedibilmente dopo il 2015. Una sorta di partnership strategica sancita dal recente accordo raggiunto tra il presidente afghano, Hamid Karzai ed il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen. Un trasferimento delle responsabilità che sarà avviato nella metà del 2011. Questa delicata operazione sarà coordinata da un organismo comune presieduto dall’ex ministro delle Finanze ed ex candidato presidenziale, Ashraf Ghani Ahmadzai, che avrà la responsabilità di indicare a quali province sarà data la priorità nel processo di trasferimento della sicurezza alle forze locali. Sempre oggi si è rifatto vivo il Mullah Omar. In un messaggio audio, lanciato in occasione della festività islamica dell’Eid-al-Adha, il ‘capo’ dei Talebani  ha annunciato l’estensione delle operazioni di guerriglia in tutto il Paese.

 

Si è trattata di un lungo discorso in cui il leader indiscusso dei ribelli afghani ha spiegato che: “il nemico si sta ritirando ed è assediato, che le ipotesi di un negoziato di pace sono polvere negli occhi della gente e che i nostri programmi militari saranno adattati agli incipienti mutamenti stagionali”. “La nostra strategia consiste nell’accrescere le nostre operazioni passo dopo passo e portarle in ogni parte del Paese per costringere il nemico ad uscire dai suoi nascondigli”, ha aggiunto il Mullah Omar. Nel frattempo, con l’avvicinarsi del vertice di Lisbona si fa più pesante il bilancio della guerra combattuta in Afghanistan. Nel Paese afghano da giorni si registra una escalation degli attacchi talebani. Anche oggi, come nei giorni scorsi, i Talebani hanno compiuto attacchi contro obiettivi militari. A Kunduz, nell’Afghanistan settentrionale, è stato attaccato un ripetitore della telefonia mobile. Le forze di sicurezza afghane hanno dato battaglia difendendo l’impianto. Alla fine i morti sono stati diciasette, nove soldati, un agente di polizia e sette militanti. Ieri sera invece,  lo scoppio di uno IED aveva causato la morte di tre agenti di polizia ed il ferimento di altri due nella provincia centrale di Uruzgan. Sempre oggi attaccata dai ribelli islamici  la base NATO di Asabadad, nella provincia orientale di Kunar. Sono andati distrutti almeno sei veicoli blindati mentre non si hanno notizie di vittime. Un razzo sparato dalle montagne ha centrato un camion carico di carburante, che è esploso distruggendo quanto si trovava nei dintorni. I ribelli approfittando della confusione hanno sparato anche contro gli edifici della base. Il portavoce talebano, Zabillulah Mujahid ha affermato che nel corso dell’attacco sono rimasti uccisi diversi soldati. Rientra nella strategia dei miliziani islamici ad incrementare le loro ‘vittorie’ o meglio a falsare la verità. La tensione nel Paese asiatico ormai si taglia con il coltello. Ad alimentare le polemiche e gli attriti tra amministrazione Obama e governo di Kabul le recenti dichiarazioni critiche agli Stati Uniti rilasciate dal presidente afghano Karzai.

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