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Mafia al Nord. Saviano punta il dito sulla Lega. Ecco la mappa dei clan milanesi

ROMA – Che la mafia corresse dietro ai grandi business ormai è cosa risaputa, ma quando si parla di grandi organizzazioni criminali che hanno radicato le loro basi nel ricco nord, qualcuno stenta ancora a crederci, o fa orecchie da mercante.

Durante la seconda puntata di “Vieni via con me”, il noto scrittore Roberto Saviano, ha parlato di alcuni retroscena importanti su questo fenomeno criminale che non può essere più circoscritto in alcune regioni del Sud. Di sicuro la Lega non avrà apprezzato l’affondo dell’autore di Gomorra quando ha citato testualmente le parole del padre fondatore Gianfranco Miglio: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate.” Parole gravissime, almeno per chi di mafia,  camorra e  ‘ndrangheta se ne intende, tenta di carpirne  i codici, le logiche, i mezzi, gli strumenti e i personaggi politici con cui spesso tentano di entrare in contatto per instaurare inossidabili patti di convenienza. E chissà perchè ogni volta che si parla di mafia al Nord, la Lega s’innervosisce. Oggi il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di parole “infamanti” pronunciate nel corso della trasmissione da Roberto Saviano, “animate da un evidente pregiudizio contro la Lega”.

Repliche che non sono nuove. Era già successo lo scorso luglio quando dopo un’intervista rilasciata  al magazine Vanity Fair, Saviano si interrogava sull’operato della Lega: ” dov’era il Carroccio mentre le cosche impiantavano i loro business a Milano?”.  Tempestiva la risposta del viceministro Roberto Castelli il quale disse: “Saviano la smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”. E poi aggiunse: “Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età.”   Parole gravissime  pronunciate per di più da un personaggio che svolge un ruolo istituzionale di alto profilo. D’altra parte è indubbio che per scalare il business la mafia cerchi alleati nella politica e nelle istituzioni a prescindere dall’appartenenza partitica, l’importante è servirsi degli esponenti che occupino il posto giusto al momento giusto.  Quindi nessuno è esente dalla strategia mafiosa in cerca di connivenze. A meno che Castelli non conosca perfettamente tutti i suoi uomini da poter mettere la mano nel fuoco. Ad esempio gli atti d’inchiesta della Procura di Pavia documentano gli incontri tra il Brad Pitt della Lega, Angelo Ciocca e Pino Neri, l’avvocato tributarista di Pavia arrestato sempre nel luglio del 2010 fa per concorso in associazione mafiosa. Insomma le cosche ‘ndrine non guardano in faccia nessuno – come ha ben esposto nel suo monologo di ieri Roberto Saviano -, bensì sono sempre pronte ad allargare i  legami con chi può fornire loro i favori di cui hanno bisogno.

La mappa delle cosce ‘ndrine in Lombardia

Anche dai corposi fascisoli della Direzione Distrettuale Antimafia emergono dati inquietanti. La ”ndrangheta, infatti, si è radicata prepotentemente in Lombardia e Milano è diventato uno dei punti nevralgici dei loro affari malavitosi.
Una struttura ben organizzata, ramificata attraverso clan affiliati che controllano gran parte della città. Un universo criminale che abbraccia una parte sostanziosa delle attività illecite, come il traffico di armi e di stupefacenti, la gestione di case e magazzini occupati, degli affitti  in nero e in cui affiorano anche gli intrecci con la malavita cinese che orbita nella Via Paolo Sarpi, diventata la chinatown milanese. Ma non solo. L’ambito privilegiato dalle cosche sono sempre stati gli appalti, le grandi costruzioni. I calabresi di Via Corso, come viene chiamato questo clan,  erano addirittura riusciti a infiltrarsi attraverso i subappalti negli scavi per la costruzione della linea 5 del metrò. I magistrati rivelano che il giro d’affari delle cosche ‘ndrine a Milano raggiunga i 60 milioni, divisi in proprietà immobiliari, società e denaro. Sarebbero circa 13mila gli esercizi commerciali nella sola provincia milanese gestite dai clan, ai quali si aggiungono 37 mila imprese edili. Insomma un mondo criminale che non conosce confini.



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