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Università. Esplode la protesta studentesca. Domani corteo a Montecitorio. Il video

ROMA – Ormai è inarrestabile la protesta lanciata su tutto il territorio nazionale dagli studenti medi e universitari contro il Ddl Gelmini, in vista della sua approvazione prevista per domani.

  Oggi si sono tenute tantissime iniziative in vari atenei italiani. Momenti di forte tensione si sono registrati questa mattina nella capitale davanti alla sede del Senato, quando un gruppo di giovani giunti per manifestare hanno tentato di entrare a Palazzo Madama.
Le forze dell’ordine hanno impedito agli studenti di oltrepassare il portone principale ed è partito un lancio di uova. Durante l’episodio sono rimasti feriti otto agenti, 27 studenti sono stati denunciati e due arrestati.  Successivamente un altro gruppo  ha tentato di raggiungere Palazzo Grazioli, la residenza di Berlusconi, ma l’iniziativa non è riuscita poichè l’ingresso di via del Plebiscito era stato bloccato. “Quando passano le veline per Berlusconi le fate entrare, gli studenti con i loro problemi no” hanno denunciato gli studenti. Sempre a Roma in Via Marcello, si sono registrati violenti scontri. Molti studenti  sono rimasti feriti ed hanno denunciato la violenta  azione repressiva degli agenti, spesso al di fuori delle aspettative. Sembra che addirittura una camionetta blindata abbia  accellerato per disperdere il corteo studentesco, rischiando di provocare una vera e propria tragedia.
Nel pomeriggio il corteo aveva raggiunto Piazza Venezia, da dove sono stati intonati cori contro il governo Berlusconi e la Gelmini, e successivamente gli studenti hanno raggiunto l’ateneo della Sapienza dove si sono tenute assemblee nelle facoltà occupate.

Gli studenti, ben consci degli effetti devastanti che questo ddl comporterà, non hanno intenzione di demordere.  “Siamo venuti in piazza per chiedere alle forze politiche di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano e se questo ddl supererà l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università”. E’ quanto hanno riferito l’Unione degli universitari (Udu), che aggiungono:”Ci sono più di 50 atenei in mobilitazione. L’occupazione continua   e non abbiamo intenzione di fermarci. Anzi,  siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall’intero mondo accademico”.

In tantissime università, come a Roma, Sassari, Torino e Trieste gli studenti e i ricercatori sono saliti sul tetto degli edifici da dove hanno calato gli striscioni di protesta. A  Siena centinaia di universitari hanno occupato i binari del treno per alcune ore, mentre a Pisa è stato occupato anche l’aeroporto.

E la protesta non finisce qui. Domani gli studenti replicheranno ancora, dando vita ad un corteo che partirà da La Sapienza alla volta di Montecitorio.  

 

Le reazioni
Come al solito sono piovute subito le reazioni dalla maggioranza di governo, che ha condannato fermamente gli episodi di quest’oggi. Sia il presidente della Camera Gianfranco Fini che quello del Senato Renato Schifani hanno addirittura definito l’azione degli studenti, riferendosi agli espidodi avvenuti a Palazzo Madama, come un attacco alle istituzioni. Tuttavia, e leggendo bene i punti della riforma, era inevitabile che scoppiasse il peggio. D’altra parte i tagli selvaggi contenuti nel Ddl sono inequivocabili e dovrebbero porre una riflessione approfondita in questo delicato settore, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la crescita di un paese.

Lo aveva ribadito lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che durante la celebrazione del bicentenario della Normale a Pisa aveva detto a chiare lettere, che questo governo dovrebbe non solo responsabilizzarsi sul piano istituzionale, ma soprattutto fare marcia indietro sulle tematiche sociali, come la scuola,che riguardano tutto il paese. Invece, il governo continua a fare le orecchie da mercante, ignorando che la scuola rappresenta la chiave culturale per la formazione, lo sviluppo e la futura occupazione a cui ogni giovane aspira.

 

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