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La Svizzera richiamata dall’UE per la sua politica contro gli immigrati

COMO – Il 28 novembre, la Svizzera attraverso un referendum ha decretato il sì alle espulsioni automatica di immigrati condannati per reati contro il patrimonio e la persona.

Il provvedimento popolare promosso dal partito conservatore Udc, ha dimostrato per la sesta volta che cavalcare la politica estrema premia. Il 52,9% della popolazione svizzera è favorevole all’espulsione automatica, mentre il 47% è contraria con 6 cantoni su 26.
Il giorno dopo l’Unione europea preoccupata ha richiamato la Svizzera a rispettare gli obblighi internazionali sull’espulsione di stranieri. Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, rassicura: “ la Svizzera continuerà a rispettare gli obblighi dei trattati internazionali”,

Dove finiscono gli espulsi dalla svizzera?
Va subito detto, che la Svizzera è una nazione extracomunitaria in piena regola, e che la legge Bossi-Fini comporta ciò che la svizzera ha approvato 3 giorni fa.
Per tutti gli anni 90, nel comasco, si è vissuto il “palleggio” degli immigrati. Ogni qualvolta le autorità svizzere individuavano e fermavano dei clandestini, che poi venivano riaccompagnati alle nostre frontiere e consegnati alle nostre autorità di confine. In pratica lo svizzero respingeva all’Italia il fastidio, deresponsabilizzandosi completamente.   

Il “palleggio” durò fino a quando fu sottoscritto il trattato di riammissione il quale dice che è indispensabile verificare il paese in cui ha fatto ingresso il profugo, fuggitivo e/o il malintenzionato. Pertanto, poteva succedere che un qualsiasi magrebino, arrivato via Spagna-Francia, catturato in Ticino, venisse poi accollato all’Italia.  
Al momento, grazie al trattato, il fenomeno palleggio è migliorato.
Certo è che le terre comasche, come quelle del varesotto, sono da sempre un transito obbligato per gli stranieri che vogliono raggiungere una qualsiasi nazione del nord Europa.

La questura di Como
Nell’anno 2010 la questura di Como ha espulso 321 extracomunitari, per lo più con il reato di clandestinità o perchè privi di permesso soggiorno. L’iter della “cacciata” impone che una volta notificata il foglio di via, l’espulso, ha 15 giorni di tempo per lasciare il territorio nazionale. Viceversa, viene arrestato “per inottemperanza all’ordine del Questore” e condannato. Insomma dovrà sempre lasciare l’Italia.
Succede che, talune volte, alternativamente alla detenzione o la sanzione accessoria, il magistrato disponga l’allontanamento spontaneo dall’Italia, che non raramente viene rifiutata e quindi il condannato opta per il carcere Bassone di Como.

Alcuni dati
A Como, nel 2010, ventiquattro extracomunitari sono stati trasferiti presso il Centro di identificazione e di espulsione, perchè per la Questura è stato impossibile accertare l’identità dei soggetti nonchè il Paese d’origine. Dodici sono stati rimpatriati, quindi accompagnati all’aeroporto, uno rimpatriato a Tunisi.
Anche Azouz Marzouk, il vedovo della strage di Erba, dopo la condanna per spaccio di droga figura tra gli espulsi.

La reazione del Pd svizzero
Il Pd svizzero, dopo l’esito del referendum diffonde un comunicato stampa: “Il partito conservatore svizzero dell’UDC cavalca l’onda felice dei referendum popolare e per la sesta volta in sette anni impone al paese le sue proposte estreme – prosegue la nota – L’iniziativa approvata con il 52,9 % e con la maggioranza dei cantoni introduce nella Costituzione federale l’obbligo di espellere dalla Confederazione gli stranieri condannati per gravi reati, quali omicidio, rapina, traffico di esseri umani, stupri e altri reati violenti, come pure abusi nelle prestazioni dell’assistenza sociale o di assicurazioni sociali. Una volta che la condanna è passata in giudicato, l’espulsione sarà automatica. Il divieto di entrata in territorio svizzero va dai 5 ai 15 anni. Per i recidivi è di 20 ann  – e precisa che – al contrario, il controprogetto elaborato dal parlamento prevedeva che le espulsioni avrebbero dovuto essere attuate nel rispetto dei diritti fondamentali, dei principi costituzionali e del diritto internazionale, in particolare del principio di proporzionalità per l’espulsione. Inoltre questo controprogetto affermava il principio secondo cui Confederazione, Cantoni e Comuni avrebbero dovuto fare tutto il possibile per integrare gli stranieri in Svizzera – conclude la nota –  Sarà difficile conciliare il diritto internazionale e i dettami della stessa Costituzione svizzera con le proposte contenute nell’iniziativa uscita vittoriosa dalle urne il 28 novembre”.

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