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Ecco chi non vuole che finisca la legislatura Berlusconi

ROMA – In vista del ovoto di fiducia alla Camera previsto il prossimo 14 dicembre, c’è aria  di “grossa crisi” come direbbe Corrado Guzzanti.

Infatti stanno accadendo cose che non si sono mai viste nella storia della Repubblica, almeno in maniera così sfacciata. Compravendita di parlamentari, che alla fine insospettiscono i magistrati della Procura di Roma che aprono addirittura un fascicolo per vederci chiaro. Presunti mutui pagati ad un parlamentare che dall’Idv passa al Pdl e tanti cambi di poltrone che si spostano da un estremo all’altro con  nonchalance, quasi fosse un gesto  naturale e comprensibile. E poi tentativo di salvataggio del governo  da parte di 16 deputati, le cosiddette “colombe”, che pur di salvare quel che resta di questo governo, stilano un documento politico per discutere  le riforme costituzionali e soprattutto quella elettorale. 

Insomma un parlamento in fibrillazione alla ricerca di un escamotage per salvare in extremis la lauta ricompensa dello Stato. Sì perchè la caduta del governo Berlusconi comporterebbe anche la perdita della  pensione da parlamentare, ai quali molti  della “casta” non vogliono rinunciare. Parliamo dell’assegno del vitalizio di fine  legislatura che spetta ad ogni deputato e che riceverà a seconda dei casi al 60° o al 65° anno di età. Ma adesso questo privilegio scatta dopo aver trascorso durante la legislatura 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di presenza. E qualcuno, se il governo in carica dall’aprile del 2008 verrà sfiduciato, i conti se li è già fatti. L’elenco di chi perderà questo ricco optional è lungo. Sono complessivamente 345 i deputati e i senatori a rischio. 105 siedono a Palazzo Madama, mentre 240  a Montecitorio tra i quali compare anche il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e Michela Vittoria Brambilla l’imprenditrice,attuale ministro del Turismo.

Inutile girarsi attorno, perchè anche questa è una delle ragioni per le quali qualcuno preferirebbe in cuor suo  che Berlusconi continuasse a governare, o meglio restare in carica, affinchè  il famoso assegno mensile possa essere incassato conodamente. D’altra parte non parliamo di “bruscolini”, ma di una cifra mensile che in taluni casi può raggiungere la modica cifra di circa 3mila e 500 euro in una sola legislatura. Niente male soprattutto per quei deputati fantasma che a Montecitorio sono arrivati solo per scaldare la sedia. Chiaramente la cifra può salire ancora a seconda dell’indennità parlamentare percepita durante il mandato. Ma poi c’è un’altra questione in ballo, anzi un timore più che fondato e cioè quello di non essere più rieletti o magari nemmeno candidati nella loro precedente lista, perdendo di fatto anche una seconda chance. I fatti di questi giorni ne sono la vergognosa testimonianza.  In effetti osservare con quale naturalezza avvengono improvvisi cambi di casacca fa rizzare i capelli. E non finisce qui. Perchè se  la sfiducia arriverà implacabile ne vedremo di repentini salti da destra a sinistra e viceversa anche durante la prossima campagna elettorale.
E in questo caso anche il Pdl non è esente da questo scenario dal futuro incerto. Insomma tutti potenziali traditori pur di mantenere lo “status quo” dei privilegi. E’ proprio vero le brutte abitudini sono dure a morire.

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