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È scoppiata la guerra fra “ Libero” e “Il Giornale”

MILANO – Al quotidiano della famiglia Berlusconi non devono aver preso bene la fuga di Vittorio Feltri e la sua “joint venture” con l’altro berlusconiano doc Maurizio Belpietro. Insieme rischiano di rosicchiare copie all’house-organ di Arcore, dopo aver acquistato percentuali di azioni del concorrente “Libero”.

Lo si scopre leggendo oggi un articolo, proprio sotto quello di testa. Titolo: “Nei guai il caposcorta di Belpietro. Per i pm sarebbe solo una montatura”, in cui si racconta quello che da mesi si sussurrava nelle redazioni, che cioè il famoso attentato a Belpietro avvenuto ai primi di ottobre, è stata pura invenzione del responsabile della scorta del giornalista. Troppe le incongruenze, troppe le cose che non tornano. Ora i magistrati avrebbero deciso di approfondire l’ipotesi “bufala”, che se si dimostrasse tale inguaierebbe il poliziotto.

In tempi di vacche grasse, a “Il Giornale” avrebbero lasciato perdere la storia, in ossequio ad un silenzioso “gentleman’s agreement” con l’altra colonna del berlusconismo italico, cioè “ mento d’oro” Belpietro. Ma adesso, pare che il motto del direttore Sallusti (che ha subìto anche la perdita del vicedirettore de Manzoni) sia diventato: “à la guere comme à la guerre” e quindi ogni arma è utile.

Certo, un bel colpetto basso, se si pensa soltanto alle roboanti dichiarazioni di “mento d’oro” subito dopo l’ipotetico attentato, alle dichiarazioni di stima bellicosa dei vari Straquadanio e Kapezzone, sempre pronti ad accusare la sinistra di un possibile clima di violenza, di un antiberlusconismo viscerale e irrazionale. Ora anche “Il Giornale” sottolinea la tendenza di area: le invenzioni.

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