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Il caimano, campione d’ingerenza mediatica: un padre padrone della politica

ROMA – Non c’è giorno che passi che il premier Silvio Berlusconi non lanci qualche proclama dalle sue televisioni o da quelle pubbliche, nelle quali ha piazzato strategicamente i suoi fidi seguaci.

D’altra parte ne è passato di tempo da quel lontano ottobre del 1993, quando il Cavaliere sceso in politica fece promessa di non usare mai i suoi mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un concorrente o per diffamare chi non fosse stato d’accordo con lui. Promesse mai mantenute, che adesso più che mai dovrebbero far mangiare le unghie a quel centro sinistra  che evitò accuratamente come fosse la peste bubbonica, di affrontare una volta per tutte uno dei temi centrali, quello del conflitto d’interessi, come succede in tutti i paesi che si ritengono democratici. La scelta avrebbe potuto trasformarsi in un’arma controproducente per la sinistra, disse all’epoca Piero Fassino. Inutile dire che quella mancata scelta  pesa ancora oggi sul quadro della politica nazionale come un macigno, specialmente in questo particolare momento dove si respira quel tipico clima pre-elettroale. Dal canto suo proprio Berlusconi qualche anno più tardi, precisamente nel 2003, arrivò a dire che il conflitto d’interessi non esiste, anzi è solo una scusa.

Infatti, da quando Berlusconi ha sentito traballare la sua poltrona ha iniziato ad usare la sua ingerenza mediatica. Lo ha fatto da Porta a Porta, da Matrix, rigorosamente senza contraddittorio e non passa giorno in cui le sue parole non trovino terreno fertile a questo o a quel programma con conduttori compiacenti, capaci di amplificare i suoi messaggi come dei veri e propri proclami di propaganda.

Berlusconi non ha perso neppure la ghiotta occasione d’intervenire con una telefonata alla trasmissione  kalispera, condotta da Alfonso Signorini  in onda alle 23 su Canale 5 . Il direttore di Chi, dopo aver mostrato una foto di D’Alema ritratto in vacanza a Saint Moritz con un maglioncino in cashmire, chiedeva al premier se esistono ancora i comunisti. “Eccome se esistono  – ha subito replicato perentoriamente  Berlusconi – e “utilizzano  i magistrati a loro vicini, perchè mi considerano un ostacolo da eliminare, per arrivare al potere”.

E poi ha aggiunto: “I comunisti italiani  hanno sperato che bastasse cambiare il nome del partito per cancellare il passato. Hanno cambiato il nome più volte ma il trucco non ha funzionato perchè sono rimasti gli stessi di prima, con gli stessi pregiudizi, con lo stesso modo di fare politica. Si sono imborghesiti, indossano capi firmati, scarpe fatte su misura. Pasteggiano a caviale e champagne. Una volta andavano nelle case del popolo, adesso frequentano i salotti più chic ma non hanno perso il vecchio vizio di mistificare la realtà e di demonizzare l’avversario e calunniarlo cercando di farlo fuori, come fanno con me.”
Parole durissime, che tra l’altro fanno riemergere quel luogo comune tipico di chi vorrebbe relegare il popolo della sinistra ad un gruppo di sciatti e poveri straccioni. Per fortuna non è così, e tra l’altro prendere come esempio Massimo D’Alema diventa un’operazione alquanto facile, visto che molti che orbitano nell’area della sinistra non lo considerano affatto l’espressione coerente di un movimento politico.

Tuttavia Berlusconi, quando si tratta di infierire contro i suoi oppositori, sa bene con chi farlo e con chi no, sa bene come e quando apparire o intervenire purchè  senza contraddittori, altrimenti il consenso popolare  che vuole a tutti i costi mantenere potrebbe crollare come un castello di carte. Ma non finisce qui. Berlusconi risponde anche a una domanda di Signorini, il quale gli chiede senza tanti preamboli se ha mai avuto una “storia” con una donna di sinistra. “Mai – dice il premier – posso giurarlo”.
Eppure la sua ex Veronica Lario, gli fa notare sempre il direttore di Chi, è diventata una icona della sinistra. Una spina sul fianco a cui Berlusconi preferisce non rispondere a questo imbarazzante quesito.

Insomma siamo entrati nel ritmo incalzante della comunicazione berlusconiana, fatto di soliloqui nella totale assenza di un vero dibattito politico. Una tecnica già ampliamente sperimentata  dal premier, che evita accuratamente il confronto con i leader dell’opposizione, querela i giornalisti che gli formulano domande scomode e soprattutto non ama essere contraddetto. Insomma un padre padrone della politica.

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