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Caso Simonetta Cesaroni. Chiesto l’ergastolo per Busco, incastrato dal Dna

ROMA – “Fine pena mai”, cioè ergastolo. E’ questa la condanna chiesta oggi dal Pm Ilaria Calò nell’Aula bunker di Rebibbia nei confronti di Raniero Busco, unico imputato per l’omicidio dell’ex fidanzata Simonetta Cesaroni, uccisa in Via Poma con 29 coltellate il 7 agosto del 1990.

L’accusa in una lunga requisitoria ha ripercorso le tappe salienti della vicenda, a partire dalle indagini condotte subito dopo il ritrovamento del cadavere di Simonetta.
Secondo l’accusa ad incastrare Busco ci sarebbero delle prove inequivocabili, quali il morso riscontrato nel seno della vittima, compatibile con l’arcata dentaria dell’indagato e le sue tracce del Dna rinvenute sul corpetto che la giovane vittima indossava quando fu uccisa. Particolari che all’epoca dei fatti, con le vecchie metodiche di analisi, non erano state riscontrate. Infatti il gruppo sanguigno individuato era comune a quello della vittima, ma adesso con le nuove tecniche è stato possibile distinguere con precisione il Dna. “Prove che incastrerebbero l’ex fidanzato Busco al di là di ogni ragionevole dubbio” afferma l’accusa.
“Dai calcoli statistici che sono quelli che si fanno in casi di questo genere – ha detto il Pm – l’ipotesi accusatoria è supportabile milioni di miliardi di volte in più rispetto a quella difensiva. Il Dna su corpetto, reggiseno e morso sul seno sinistro di Simonetta ne ha escluso la compatibilità con altre persone che non siano Busco”.
Chiara secondo il Pm anche la dinamica dell’omicidio: “Ci sono state 29 lesioni da punta e taglio, tutte prodotte in un brevissimo lasso di tempo mentre l’aggressore stava a cavalcioni sulla vittima. Ma anche una trentesima: un taglio sulla clavicola di Simonetta con una crosticina ematica uguale a quella sul morso al seno”.

Inoltre i consulenti del Pm hanno precisato che “l’aggressione mortale non è stata successiva a una colluttazione. Il materiale biologico trovato indica un approccio orale dell’aggressore; il profilo del materiale biologico è quello di un uomo ed è compatibile con quello di Busco”. E su quel  morso al seno, spuntano ulteriori altre certezze secondo il Pm: “La dentatura di Busco ha caratteristiche che la rendono unica; la morfologia del morso  corrisponde alla morfologia del morso sul seno di Simonetta. E dai dati scientifici è emerso che quel morso è stato dato contestualmente alle altre lesioni; quindi, è contestuale all’omicidio”.

Insomma non ci sarebbero altre ipotesi sulla morte di Simonetta, anche perchè le uniche tracce di Dna sono riconducibili a Busco.
Almeno di questo ne è sicuro il Pm che al termine della requisitoria ha aggiunto: “Non ci sono spiegazioni alternative nè alla presenza del Dna di Busco sulla porta degli Ostelli dove fu trovata morta Simonetta nè alla presenza del suo Dna parziale mischiato al sangue della ragazza. E non bisogna dimenticare che Busco ha sempre detto di non essere mai andato in quegli uffici”.

Del parere opposto il difensore di Busco, Paolo Loria, il quale ha criticato  le conclusioni della requisitoria. “Non sono sorpreso da questa richiesta di ergastolo -ha affermato – Busco ed io ce lo aspettavamo. La requisitoria è basata su un impianto debole e artificioso. Con il nostro intervento cercheremo di dimostrare che i fatti non sono quelli esposti dal pubblico ministero”.

La prossima udienza è prevista il 14 gennaio, giorno in cui partiranno gli interventi delle parti civili.

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