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BERGAMO – “Il mondo dell’editoria è malato, ma può guarire se riuscirà ad affrontare le sfide dei nuovi media, grazie anche ad una nuova alleanza tra imprenditori e giornalisti”.

E’ questo uno delle scottanti tematiche emersi durante il XXVI Congresso della Federazione Nazionale della Stampa che si è svolto a Bergamo. E poi: ”Serve un patto tra sindacato e imprese per evitare che la crisi occupazionale si trasformi in crisi sociale” ha detto il segretario della FNSI Franco Siddi. Gli imprenditori dell’informazione come Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset si sono addirittura spinti oltre nel loro intervento, parlando dei cosiddetti new media, i quali dovrebbero consentire  una maggiore  visibilità,  e hanno invitato i giornalisti a  ringraziare gli editori  per l’opportunità offerta, anzichè avanzare richieste economiche. A quali richieste si riferiscano i guru della carta stampata non è dato a sapersi, visto che sembrano ignorare  che spesso la maggior parte dei nuovi cronisti che si avvicinano alla professione percepiscono solo 2 euro e mezzo per ogni articolo prodotto, e per questo motivo oltre a dessere ricattabili spesso subiscono l’inevitabile soppressione della loro personale conoscenza a scapito dei lettori. E parliamo di editori che nonostante lamentino un calo delle vendite e delle pubblicità, continuano a percepire il lauto finanziamento pubblico a differenza dei giornali on line che nella maggior parte dei casi sopravvivono grazie al lavoro volontario di chi svolge questo  lavoro con passione, nella speranza che la loro conoscenza veicolata un giorno possa produrre un riscontro economico dignitoso.

Insomma sembra di assistere all’elogio del giornalismo low cost.  Se delocalizzare l’informazione fosse un’opzione praticabile, non sarebbe da meravigliarsi se qualche imprenditore decidesse di far base in qualche paese dove  la manodopera intellettuale vale una pipa di tabacco.

D’altra parte la situazione nel settore dell’informazione, inutile nasconderlo,  è composta tra chi tenta di informare tra mille problematiche e chi, invece, è costretto a “comunicare” sotto l’influenza della linea editoriale di turno a seconda della situazione politica contingente. Una pratica che non fa sperare nulla di buono. Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha posto l’accento sulla libertà di stampa, come condizione essenziale della democrazia. Una pratica  molto più diffusa nella rete, almeno in questo frangente, che  rappresenta per molti un sinonimo di libertà di pensiero, dove pero’ non esiste nessun tipo di incentivo economico per chi volesse dar vita ad una divulgazione multimediale. E in questo  panorama a dir poco deludente gli imprenditori danarosi si riempiono  la bocca addirittura di nuove tecnologie, parlano dell’Ipad e dei nuovi strumenti multimediali, che però devono rimanere come uno strumento di contorno alla carta stampata. Indubbio che la paura di perdere l’agognato finanziamento pubblico regna sovrana. Bastava ascoltare l’intervento del presidente di Rcs Media Group, Piergaetano Marchetti, che  ha parlato di salvaguardare il pluralismo, ha indicato dell’opportunità che parte dei contenuti dell’informazione on line con gradualità  diventino a pagamento, ma poi nonostante l’era di internet e delle tanto decantate tecnologie esclude la morte della carta stampata. Su questo gli ha fatto eco De Benedetti: “Le due profezie di inizio secolo sulla scomparsa dei giornali di carta e dei giornalisti si sono rivelate due sciocchezze e tali resteranno”. Ci mancherebbe pure che la figura del giornalista scomparisse. Una cosa è certa. L’economia editoriale ruota attorno all’amata carta perchè è l’unica fonte di soldi, almeno quelli veri. Alla faccia della libera concorrenza sul web.

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