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Africa. La rivoluzione del Maghreb nel black-out dell’informazione

NOUACHOTT – La rivoluzione di popolo in Tunisia tormenta il sonno dei capi di stato del Maghreb e della Mauritania.

Il pericolo di contaminazione si respira per le strade di Algeri, Tripoli, Il Cairo e Nouakchott e lo sgretolamento rapido del potere poliziesco di Ben Ali e della sua cricca (circa 15000 persone inserite in tutti i gangli dello Stato dal più basso al più alto livello di comando) dimostra come la forza del popolo organizzato é superiore a qualsivoglia complessa macchina repressiva e di controllo. Due elementi sono emersi chiaramente dalla informazione italiana: il silenzio tombale delle autorità italiane con l’unica eccezione della risibile dichiarazione del ministro degli esteri di martedì 11 e l’assenza di analisi sui soggetti protagonisti della rivoluzione. Nel primo aspetto la relazione intima tra l’ex-presidente Ben Ali e l’intero entourage diplomatico e politico italiano ha creato un visibile imbarazzo nelle dichiarazioni politiche. Al contrario di Sarkozy che cosciente dell’attuale scacco ivoriano ha prontamente dichiarato l’appoggio alla rivoluzione e bloccato i patrimoni rubati dalla cricca Ben Ali e versati in banche francesi per la restituzione al popolo tunisino, il mondo politico italiano assiste attonito alla scomparsa di un fondamentale alleato economico politico nel Mediterraneo senza riuscire a identificare una nuova linea di condotta.

La stampa continua a raffigurare la rivoluzione come una violenza diffusa, sottolineando saccheggi ed incendi senza fornire alcun elemento d’analisi o di contestualizzazione degli eventi. E questo clamoroso black-out informativo dipende dal secondo elemento. La formazione politica che ha maggiormente contribuito alla riuscita della rivoluzione di popolo é il PCT, il partito comunista tunisino nato nel 1922 e fuorilegge di fatto dal 1987 anno del colpo di stato di Ben Ali. Stranamente oggi gli anticomunisti italiani e in primis il presidente del consiglio non denunciano il ritorno dei comunisti al potere nel mediterraneo. Eppure il PCT è uno dei partiti comunisti più lontani dal sistema sovietico del mondo. Il PCT ha combatutto per l’indipendenza della Tunisia: uno dei suoi leader Hama Hamanni e sua moglie Radia Nasrawi sono ad oggi eroi dell’indipendenza tunisina. Nel 1956 anno dell’indipendenza il PCT ha appoggiato attivamente il presidente Bourghiba, uomo liberale e grande amico degli ex colonialisti. Questo legame speciale con la Francia determinò il progressivo isolamento del PCT dalla vita politica tunisina e dai gangli dello Stato. Nel 1977 Bourghiba tentò di tagliare la testa del sindacato (egemonizzato da leader vicini al PCT), imprigionando il suo capo. Moti popolari lo costrinsero a scarcerare il leader sindacale ed é obbligato a riconoscere il ruolo politico del PCT. Ma il colpo di stato del 1987 e la susseguente abolizione della libertà politica obbligò il PCT a rifugiarsi all’estero, sopratutto in Francia. Oggi i dirigenti del PCT stanno rientrando in Tunisia per collaborare ai 60 giorni di transizione in attesa delle prime elezioni democratiche del presidente della repubblica della Tunisia. Da un profilo ideologico il PCT si presenta come un partito laico marxista islamico, ove coesistono credenti e non credenti e dove la visione della società é antitetica alle soluzioni egualitariste e pauripiristiche dei regimi sovietici e comunisti del XX secolo. La libera iniziativa privata é posta allo stesso livello di diritti dell’azione economica dello stato, mentre i beni di pubblica utilità (energia, sanità, istruzione, acqua, trasporti ed infrastrutture) sono regolati dal diritto pubblico.

La visione politica é multipartitica, parlamentare secondo la logica del primato della legge; il potere esecutivo é indipendente da quello giudiziario e sottoposto alla verifica parlamentare. In campo sociale il modello di riferimento é quello della solidarietà dell’Umma (la comunità dei credenti) applicata in presenza di comunità di cittadini non islamici. Nei prossimi giorni sarà esplicita la probabile candidatura di un uomo candidato alla presidenza della repubblica vicino al PCT, che probabilmente si confronterà con un candidato vicino ai partiti islamisti. Non é improbabile che tra qualche mese giurerà come presidente democraticamente eletto della Tunisia un seguace del PCT.
Vedremo….

(Fadel Elaiech – Rocco Santoro)

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