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Caso Ruby. Prende quota l’ipotesi elezioni anticipate

ROMA – La dichiarazione è riportata dall’Ansa delle 17.55. A parlare è il capogruppo dei deputati pidiellini Fabrizio Cicchitto e quindi arriva da uno dei massimi dirigenti berlusconiani: “Valuteremo se ci sono le condizioni di sviluppare l’attività del governo come noi auspichiamo o se dovrà esserci un ricorso al corpo elettorale per difendere la libertà di tutti”.

Nulla di clamoroso, certo, ma è assai indicativo che, nel momento di massima difficoltà per il centro-destra, il capo dei deputati esprima chiaramente l’idea che il ricorso alle urne potrebbe essere la soluzione di un problema di “libertà per tutti”.

Dietro questa dichiarazione potrebbe esserci una chiara strategia pensata dal “think tank” dei legali del premier: date le accuse così circostanziate dei documenti inviati in Parlamento dai pubblici ministeri di Milano, inutile insistere ancora sull’attacco politico della magistratura, meglio ricorrere direttamente al giudizio del popolo. Naturalmente, non si tratterebbe di una decisione neutra, perché dovrebbe essere accompagnata dal solito “assalto” all’informazione televisiva, di proprietà o controllata dal magnate di Arcore, come avvenne nella primavera del 2006 quando Berlusconi, proprio in questo modo, riuscì quasi a colmare un distacco di dieci punti rispetto al suo avversario di allora Romano Prodi.

Una sorta di “colpo di Stato” (questo sì) ai danni di un’informazione che dovrebbe garantire su un piano di parità tutti i partecipanti alla competizione elettorale. Ma il Caimano ora sta avendo la netta percezione che i suoi scandali sessuali hanno raggiunto un punto di non ritorno. I reati di cui è accusato e le prove acquisite da Ilda Boccassini sono difficilmente smentibili, anche perché, proprio in queste ore, potrebbe crollare il castello di omertà messo in piedi fra le giovani partecipanti ai festini di Arcore: se crolla una, crollano tutte. Ecco che allora l’unico rimedio è il lavacro dei seggi elettorali, il giudizio di elettori televisivi che potrebbero nuovamente dare una vittoria al premier, anche considerando le profonde divisioni nell’opposizione.

Insomma, una situazione da regime latino-americano stile anni Settanta sta prendendo progressivamente corpo in Italia, con gli strumenti manipolatori del controllo dei mezzi di informazione. Di questo bisogna avere consapevolezza, questo sta accadendo in queste ore nel nostro Paese.

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