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Afghanistan. Cordogli ipocriti, siamo in guerra

ROMA – Questa mattina attorno alle 12 ora italiana  un altro militare italiano, il 36imo per l’esattezza,  è caduto in territorio afghano.

Si tratta del caporale maggiore dell’VIII reggimento alpini Luca Sanna, di 33 anni, rimasto ucciso con un colpo alla testa durante uno scontro a fuoco  in un avamposto nella zona di Bala Murghab. Assieme a lui un altro militare è stato raggiunto da un proiettile alla spalla, ma le sue condizioni a giudicare dai dispacci diffusi non sarebbero gravi. Ancora poco chiara la dinamica del dramma. In un primo momento si era addirittura azzardata l’ipotesi che i militari fossero stati colpiti dal fuoco amico. Poi il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha aggiustato il tiro, definendo l’omicida come un probabile terrorista che indossava la divisa dell’esercito afghano o addirittura un infiltrato nelll’esercito regolare di Kabul. Quest’ultimo – sempre secondo la ricostruzione del ministro – si sarebbe avvicinato ai due alpini con uno “stratagemma”, facendo capire che aveva dei problemi con l’arma, ma quando gli è stato vicino ha aperto il fuoco per poi dileguarsi.

E’ comprensibile il clima teso che si respira in quei luoghi martoriati dalla guerra, ma c’è da notare ancora una volta –  come già avvenuto per Matteo Miotto – la poca trasparenza su quanto  stia veramente accadendo in quei territori. D’altra parte le forze militari cammuffate da portatori di “pace” in ben 9 anni, (l’Italia da 7 ndr) non sono riusciti ad esportare la tanto agognata democrazia occidentale e nemmeno a stanare il famigerato Bin Laden, come auspicava all’epoca l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush e come intende farci credere ancora adesso parte della nostra politica. Se così fosse la situazione sarebbe assai diversa, e probabilmente meno pericolosa di quello che appare.

Insomma altro che missione di pace. Siamo un paese che dal 2004 si trova in guerra, in barba all’articolo 11 della nostra Costituzione Repubblicana.
Ad aprire gli occhi sul devastante fallimento di questa guerra non sono serviti neppure i cablogrammi diffusi recentemente da Wikileaks, i cui contenuti hanno svelato la cruda realtà che si consuma ogni giorno in questo paese. Centinaia di civili rimasti uccisi da incursioni militari mai ufficializzate,   unità segrete che quando entrano in azione fanno tabula rasa su tutto quello che incontrano, processi sommari ai talebani insorti e una popolazione esasperata dall’abusata presenza militare straniera. Insomma di fronte a questi episodi la situazione invece che migliorare ha continuato con il tempo a peggiorare, tanto che molti afghani per riscattare la loro autonomia hanno abbracciato con più vigore la fede  islamica, definendosi integralisti contro l’invasore.

Un bel risultato, non c’è che dire, esattamente opposto alle previsioni date quasi per scontate. E così invece che ripensare seriamente al ritiro immediato delle nostre truppe raccogliamo per l’ennesima volta i resti di un altro militare, Luca Sanna, in una guerra che non è più tollerabile. Quante altre giovani vite dobbiamo vedere morire per mettere la parola “fine”. Intanto i cordogli ipocriti si sprecano: “Profondo dolore per la morte in terre lontane di chi lavora per la pace”, riporta uno dei tanti dispacci, spesso firmati  da chi  non ha mai messo in discussione la nostra presenza militare in Afghanistan.

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