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Martin Luther King Day. “I have a dream”

ROMA – Aveva un sogno Martin Luther King prima che venisse ucciso a Memphis, il 4 aprile del 1968. 

A distanza di 43 anni, per volontà dell’ex Presidente Ronald Regan il terzo lunedì di gennaio si commemora la sua nascita. Solo che quest’anno la cosa è passata del tutto inosservata, almeno in Italia. Giornali e televisori non hanno dato la dovuta attenzione che un attivista e leader dei diritti politici, come King, meritava. Causa gossip ‘Ruby&Berlusconi’ il ricordo di un uomo che ha fatto la storia, combattendo per diritti negati, è stato sotterrato. L’attenzione dei media italiani era tutta sulla probabile candidata nel letto del premier, nonostante la chiusura di Wall Street per i festeggiamenti del Martin Luther King Day in qualche modo dovesse far pensare a qualcosa di importante.

Il più giovane premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 a soli 35 anni, è stato scalzato da una squadra di accompagnatrici e nonni arzilli. Se il problema dell’Italia è l’informazione allora perché nessuno ha reclamato il diritto ad essere informato. In questo caso a ricordare. La memoria è un ottima alleata della storia. La storia insegna a non commettere gli stessi errori. Errori, puntualmente commessi, perché la storia non può essere relegata a un libro di scuola; va assunta in piccole dosi e con continuità. Allora il compito passa a chi l’informazione la deve garantire. E cosa succede se questo non avviene? Che i giovani si danno appuntamento su internet e dicono la loro. Basta leggere post, messaggi nei forum dei blog di successo per intuire il discredito per la stampa italiana, accusata di essere gossippara e aver dimenticato il pastore protestante M.L. King.

Sul web si moltiplicano i messaggi che contengono il testo di quel famoso discorso ‘I have a dream’, parole riprese da Obama con lo slogan ‘Yes, we can’, e i primi a recepirle sono stati proprio gli adolescenti. Sono loro a far girare in streaming il video dove King parla a una folla di 250mila persone, di ogni ceto e ogni razza, di quel suo sogno dove tutti gli uomini sono stati creati uguali. E sono sempre loro a voler porre l’accento a questa negligenza degli adulti, troppo preoccupati a guardare nelle case del Grande Fratello che nella propria coscienza.

Bellissima è la lettera scritta in una cella della prigione di Birmingham, quando venne arrestato nel 1963 per aver partecipato ad una manifestazione per i diritti dei neri. Le parole sono indirizzate alla Chiesa del suo tempo, colpevole di non averlo appoggiato all’inizio della sua missione. Le sue attività venivano additate, dall’organizzazione religiosa, come ‘avventate e inopportune’. Non sarà stato facile per il sacerdote King essere stato allontanato da una struttura alla base della sua stessa fede. Ma questo non ha fatto vacillare il suo desiderio di combattere, anzi. Una lotta non violenta, come lui spesso ha ribadito, è necessaria per colmare quel divario creato dalla segregazione razziale.

Riprendendo alcuni passi di quella lettera, ci sembra che dal 1963 ad oggi poche cose siano cambiate, forse sarebbe stato il caso, per commemorare la sua nascita, indirizzarle ai piani alti della politica italiana: ‘Sarei il primo a chiedere di obbedire alle leggi giuste. Uno ha una responsabilità non solo legale ma anche morale per obbedire a leggi giuste. Al contrario, uno ha la responsabilità morale di disobbedire a leggi ingiuste. Sono d’accordo con S. Agostino per cui: “Una legge ingiusta non è affatto una legge”. Per porla nei termini di S. Tommaso d’Aquino: “Una legge ingiusta è una legge umana che non trova radice nella legge eterna e nella legge naturale. Ogni legge che innalza la personalità umana è giusta. Ogni legge che degrada la personalità umana è ingiusta”.

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