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Emergenza istituzionale. I pretoriani di Berlusconi bloccano i lavori del Csm

ROMA – Scontro al Csm sulla risoluzione che accusa Silvio Berlusconi di aver denigrato il pm del processo Mills Fabio De Pasquale e l’intera magistratura quando nell’ottobre scorso parlò di un «accordo tra i giudici di sinistra per sovvertire il risultato delle elezioni».

I laici eletti su indicazione di Pdl e Lega hanno lasciato l’aula Bachelet, facendo mancare il numero legale e impedendo così all’assemblea di votare, almeno per stasera, il documento . Un evento traumatico che non si era mai verificato in questa consiliatura e che è avvenuto proprio il giorno in cui Berlusconi è tornato ad accusare i pm che lo hanno messo sotto inchiesta per la vicenda Ruby. In difesa di questi magistrati è sceso comunque in campo il vice presidente del Csm Michele Vietti: «usare espressioni come sovvertimento dell’ordine democratico è tanto grave quanto infondato» ha dichiarato ai giornalisti. La decisione di lasciare l’aula è stata presa dai quattro laici del Pdl (Nicolò Zanon, Annibale Marini, Filiberto Palumbo e Bartolomeo Romano) e da Matteo Brigandì della Lega, dopo che il plenum con 18 voti a favore e 5 contrari aveva bocciato la loro richiesta di non procedere al dibattito: impossibile discutere – avevano argomentato – perché gli interventi del Csm a tutela dei magistrati sono «illegittimi»: «non li prevede né la Costituzione, né‚ la legge», e oltretutto in questo modo il Csm «si inserisce nel conflitto tra politica e giustizia», arrivando a censurare «organi istituzionali e politici». Tesi contestata dai tutti i togati e dai laici di centrosinistra, convinti che il Csm abbia invece il dovere di dare ai magistrati «una tutela istituzionale»; soprattutto quando nei loro confronti viene rivolta «l’ accusa più grave e infamante» quella di agire per finalità politiche. E di «verità rovesciate» ha parlato, replicando ai laici della maggioranza, il togato del Movimento per la Giustizia Paolo Carfì: così si fa passare per «condotta dannosa» quella del CSM, che «cerca di tutelare la dignità della magistratura», che è «cardine di ogni moderna democrazia», «non quella di coloro che quella istituzione quotidianamente da anni denigrano». Alla fine non è rimasto che aggiornare la seduta a domani, dopo un breve dibattito sul contenuto della risoluzione che contiene anche un appello alle istituzioni a «ripristinare un clima di rispetto» verso la magistratura. «Da parte nostra il dialogo è stato massimo» ,dice il relatore Roberto Rossi; conviene Riccardo Fuzio (Unicost), che imputa ai colleghi laici il «tentativo di trascinarci nella polemica». «Hanno assunto una posizione politica- rilancia Vittorio Borraccetti. – C’è da parte loro una ostilità netta nei confronti delle pratiche a tutela e un’avversione al ruolo del Csm che non sia meramente amministrativo». Se comunque domani i laici del Pdl e della Lega facessero nuovamente mancare il numero legale, tutti i togati e forse i laici del centro-sinistra potrebbero dare lettura di una dichiarazione congiunta, che riprenderebbe i contenuti della risoluzione su De Pasquale, aggirando così il veto dei colleghi.

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