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Nell’Avant-propos de La comèdie humaine – siamo nel 1842 – Honorè de Balzac sostiene che gli uomini si differenziano dagli animali per il mobilier, cioè per le cose e le rappresentazioni dei loro pensieri….Egli concede ai fatti semplici, costanti, quotidiani, segreti ed evidenti – agli atti della vita individuale, alle loro cause e ai loro principi – la medesima importanza che gli storici hanno riservato agli avvenimenti della vita pubblica….Per le civiltà sepolte, spetta quindi all’archeologo ridurre il vuoto di conoscenze sulla storia dei costumi degli antichi che Balzac ha messo in luce e del costume privato la casa è senza dubbio il palcoscenico principale. (Andrea Carandini. Le case del potere nell’antica Roma)

Una casa è quasi sempre la manifestazione più evidente non solo, ovviamente, dello status sociale ed economico di chi la abita e di chi in quel modo l’ha voluta, ma anche delle sue abitudini, dei suoi pensieri segreti, della sua volontà di apparire in un certo modo: insomma un suo ritratto nient’affatto marginale. Tanto più se il proprietario di quella casa è un uomo di potere che usa l’ambiente privato anche come ambiente pubblico e viceversa. Raccontare quelle case e la loro storia è quindi un modo efficace di capire e valutare le persone, la loro statura e il ruolo che ricoprono nella società. E  questo è vero sempre.

Rossellini raccontò in maniera magistrale la presa del potere di Luigi XIV attraverso la straordinaria trasformazione degli ambienti, della moda, del modo di apparire  nell’età dell’Assolutismo. Oggi potremmo capire qualcosa di più di chi ha governato e governa l’Italia anche attraverso la comprensione di ciò che ci comunicano Ville e Palazzi nei quali viene esercitato il suo Potere e non solo.  Lo stesso concetto di Palazzo, come luogo privilegiato del potere, ci viene dalla storia della progressiva espansione di una casa dell’antica Roma, collocata sul Palatino –  Palatium, dal quale deriva appunto Palazzo, costruita e abitata da Ottavio, diventato poi Cesare Ottaviano e infine Cesare Ottaviano Augusto.

Questa sommariamente la storia. Nel 43 a.C. Ottavio, figlio naturale di C. Ottavio e di Azia, nipote di Giulio Cesare, viene da questi adottato prendendo il nome di C. Giulio Cesare Ottaviano, e va ad abitare in cima al Palatino, accanto alla scala di Caco, di fronte al luogo in cui si onorava la memoria di Romolo, mitico re fondatore. La scelta del luogo non è casuale, per chi si proporra’ in seguito come novello fondatore di Roma e Principe inaugurato. La storia di quella casa e   delle sue trasformazioni architettoniche coincidono infatti con la trasformazione di Ottaviano in Augusto, con il tramonto della Repubblica e con l’affermarsi dell’impero. Quella casa diventa è il luogo dove il Principe esercita gli arcana imperii del suo potere e trasforma la forma politica di Roma e dell’Occidente.  La rappresentazione tangibile di questo mutamento della natura del potere prende forma nel programma edilizio di trasformazione di quella che in origine era una domus privata sobria e decorosa.  Ottaviano la ampliò e la impreziosì dotandola di un vasta area destinata a ricevimenti  e incontri pubblici, consona al potere che in quegli anni  aveva acquisito, frutto di una megalomania che non sempre gli uomini, anche i più avvertiti,  riescono a controllare.  Ma nel 36 a.C. succede qualcosa che interrompe quel progetto e ne avvia uno completamente nuovo e differente. Ottaviano rientrato in quell’anno in città, avendo terminato vittoriosamente la guerra civile e sempre più padrone di Roma, a seguito della caduta di un fulmine sulla casa nel corso della sua ristrutturazione, interpretò strumentalmente questo prodigio come il volere di Apollo di dimorare presso quella abitazione. In breve l’abitazione di Ottaviano si trasformò in un complesso che comprendeva un area sacra – il tempio di Apollo – una domus privata e una pubblica nella quale esercitare le prerogative sacre e politiche, insomma il germe del potere imperiale. Quello stesso germe che trasformerà quella  abitazione nel gigantesco complesso imperiale  dei Palazzi Palatini che Tiberio, Caligola, Claudio, successori di Augusto, estenderanno all’intero colle e che la megalomania patologica di Nerone ampliò in misura non più tollerabile nemmeno dai suoi successori.  Tutto questo e molto altro è raccontato con precisione scientifica e senza nessuna concessione alla facile divulgazione da Andrea Carandini insieme a Daniela Bruno e Fabiola Fraioli in Le case del potere nell’antica Roma, libro di recente uscita in libreria, che traccia con dovizia di informazioni e convincenti sovrapposizioni tra le fonti storiche e quelle archeologiche la storia straordinaria delle case dei potenti del centro urbano di Roma antica tra la fine della repubblica e l’affermarsi dell’impero.

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