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MILANO – La raccolta di firme organizzata dalla militante del Pdl Sara Giudice sta suscitando un vespaio di polemiche. Vincenzo Giudice, consigliere comunale del Pdl a Milano, si schiera a favore della figlia Sara, che ha raccolto firme insieme ad altri giovani del Pdl per chiedere le dimissioni, tra gli altri, del consigliere regionale Nicole Minetti.

Perchè, dice, «non è una questione giudiziaria», bensì di «etica politica». «Mia figlia – dice Giudice, a margine di un convegno organizzato a Milano dall’associazione Noi riformatori, di ispirazione socialista e interna al Pdl – aveva già obiettato un anno fa sul criterio della scelta. Si chiede ai giovani di impegnarsi in politica, di fare la gavetta come tutti, poi si premiano persone di cui non si capivano i meriti. Con quello che sta emergendo…». Certo, prosegue Giudice, «c’è la presunzione di innocenza ci mancherebbe altro, ma qui non si tratta di una questione giudiziaria, ma di etica politica. Etica politica che tutti richiamano e che ci dovrebbe essere in un partito come il nostro. Quindi se mi si chiede se mi schiero a favore della Minetti o di Sara Giudice, da militante di partito non ho dubbi: mi schiero a favore di Sara Giudice e non solo perchè è mia figlia».

Ma il governatore lombardo Roberto Formigoni si schiera contro la richiesta di dimissioni dei consiglieri regionali lombardi Nicole Minetti e Giorgio Puricelli, della deputata Maria Rosaria Rossi e dell’europarlamentare Licia Ronzulli lanciata da giovani esponenti lombardi del Pdl come Sara Giudice e Roberto Jonghi Lavarini, definendola una iniziativa «fuori dal Pdl». Quanto alla Minetti, Formigoni ricorda che «la sinistra ha sempre detto ‘lasciate lavorare la magistratura’. In questo caso lo dico io. Lasciate lavorare la magistratura, non impalcatevi a giudici».

L’ex igienista dentale del San Raffaele Nicole Minetti è indagata, insieme a Emilio Fede e a Lele Mora, dalla Procura di Milano per sfruttamento della prostituzione minorile. Dalle intercettazioni telefoniche fino ad ora appare sulla stampa, il suo ruolo di grande organizzatrice dei “bunga bunga” a casa del premier appare molto rilevante. Non solo, ma in esse emerge anche come co-protagonista di spogliarelli “hard”. “Rapporti orali a 300 euro. La notte a 300 euro. Maristelle l’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello” le dice Emilio Fede riferendosi ad una delle donne abituali frequentatrici delle allegre festicciole in casa del Presidente del Consiglio. In una telefonata ad una sua amica di infanzia, M.T., è la stessa Minetti a descrivere il “milieu” di quelle feste: “Ne vedrai di ogni (…). Io faccio le solite cose (…)”. Proprio l’amica M.T. è uno dei testimoni che ha raccontato ai magistrati quello che effettivamente succedeva durante quelle serate.

Spuntano foto e video

Secondo quanto si apprende, nelle perquisizioni in alcune case di via Olgettina sarebbero state sequestrate immagini fotografiche e video delle serate trascore dalle amiche del premier nella sua principesca dimora. La Procura ha però smentito che esistano prove documentarie di questo tipo (a dicembre smentiva che fosse stato aperto un fascisolo su Berlusconi). Ieir pomeriggio i magistrati della procura milanese hanno partecipato ad una riunione per mettere a punto il prosieguo delle indagini. Si prospetta per il premier una richiesta di giudizio immediato, dati i numerosi riscontri che i pm milanesi avrebbero da fornire al giudice del dibattimento.

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