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Rifiuti. Napoli ancora senza discarica, si tema la paralisi del sistema raccolta

NAPOLI – I ‘No alla discarica’ proseguono senza sosta. Ieri la sede del Consiglio provinciale di Napoli, a Santa Maria la Nova, è stata occupata da un gruppo di manifestanti antidiscarica preoccupati dalle notizie che davano per certa una proroga dell’attività del sito e l’apertura di uno nuovo a Quarto.

Ma la paura di trovarsi senza discarica è più alta che mai; se entro lunedì prossimo non verrà indicato dalla Provincia un nuovo sito l’emergenza tornerà a far vacillare le poltrone di Palazzo Matteotti. Scende a fianco dei manifestanti anche il sindaco del piccolo Comune di Quarto, Sauro Secone: “Mi sembra allucinante che si continui ad offendere questa città”. Il primo cittadino è sostenuto anche dai Verdi e comitati antidiscarica, e promette una resistenza pacifica: “è un compito che compete alla Provincia, alla Regione e al Governo. Io ho un solo compito, quello di raccogliere i rifiuti e null’altro. Dove andare a conferire lo devono dire loro, non un sindaco di un Comune di 40mila abitanti”.

E se Chiaiano e Quarto sono in allerta, l’Operazione Solidarietà Campana lanciata un po’ di tempo fa dal Governo non produce i risultati sperati. Poche le Regioni che hanno risposto all’appello, e chi lo ha fatto chiede un buon indennizzo. Il Comune di Imola accorre in soccorso della Campania alla cifra di 200mila euro. Il prezzo era stato fissato inizialmente in 100mila euro per 5mila tonnellate di umido proveniente dall’impianto di Tufino, nel nolano. A pagare questo surplus non sarà la Regione Campania ma la società del gruppo Hera che dovrà lavorare i rifiuti. Da quanto diffuso in questi giorni la società Hera, proprietaria dell’impianto Akron della discarica Tre Monti dove verrà trattato l’umido, non aumenterà il suo prezzo ma abbasserà l’ammontare di quanto ha chiesto a favore del Comune di Imola. L’amministrazione locale ha spinto per un ulteriore indennizzo prima di consentire l’arrivo dell’umido campano. L’accordo, che verrà ufficializzato in questi giorni, vede la società Hera ridursi il corrispettivo da 93 euro per tonnellata di frazione umida a 73 euro, a vantaggio del Comune di Imola che alza il suo benefit di ‘disagio ambientale’ da 20 euro a 40 euro per tonnellata. Il resto della suddivisione rimane invariato: 2 euro per tonnellata ad Arpa.

In realtà, il problema più grave, a cui nessuno per ora sempre rispondere, anzi addirittura si tende ad insabbiarlo, è il problema dei 7 milioni di tonnellate di ecoballe raccolte negli anni di massima emergenza e che non si sa dove seppellire. Dovrebbe bruciarle Acerra, ma il termovalorizzatore funziona a strozzo. Non c’è una soluzione, per ora giacciono su terreni di proprietà dei Casalesi e, secondo un’indagine non ancora ufficializzata, pagati dallo Stato 20 volte più del valore del terreno.

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