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Rifiuti Napoli: arresti per smaltimento illecito. Bassolino indagato

NAPOLI – Un accordo illecito, che legava pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani, ha consentito, nel periodo 2006/2008, di sversare in mare il percolato.

Si tratta del pericoloso liquido che si forma nelle discariche dei rifiuti solidi urbani. In seguito alle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli – che hanno ravvisato forti violazione delle norme a tutela dell’ambiente – all’alba di oggi è  scattata una grossa operazione congiunta, carabinieri e guardia di finanza, in tutto il territorio nazionale.

Il blitz è partito all’alba nelle province di Napoli, Roma, Caserta e Parma. Ad entrare in azione  i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, NOE, e i militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Napoli che hanno eseguito 14 arresti e numerose perquisizioni, acquisendo importanti documentazioni. Nel mirino dell’inchiesta sono finite le sedi di alcune aziende di rilievo nazionale, ma anche sedi istituzionali, quali quella della Regione Campania e della Prefettura di Napoli. Perquisita anche la sede romana della Protezione civile.

Tra gli arrestati figurano nomi di spicco come quello dell’ex prefetto Corrado Catenacci, che nel periodo oggetto delle indagini era  commissario ai rifiuti nella Regione Campania, e l’ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, Marta Di Gennaro. Arrestati anche l’ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, Claudio Di Biasio e il dirigente del settore Ecologia della Regione Campania, Mario Lupaccchini. Per alcuni degli arrestati il provvedimento restrittivo è ai domiciliari. Otto degli arrestati sono finiti dietro le sbarre, mentre altri sei ai domiciliari. Tra questi figurano Catenacci, Di Gennaro e Mascazzini.

Ci sono anche 38 indagati tra cui Antonio Bassolino che è stato governatore della Regione dal 2000 al 2010 quindi era in carica proprio nel periodo cui si riferisce l’indagine. Indagati anche l’ex capo della sua segreteria politica, Gianfranco Nappi e l’ex assessore regionale all’epoca della giunta Bassolino, Luigi Nocera.

I reati contestati sono a vari titolo: associazione a delinquere, traffico illecito organizzato di rifiuti, smaltimento illecito di rifiuti, scarichi non autorizzati di rifiuti, disastro ambientale e falso ideologico in atto pubblico. L’indagine, durata fino al luglio 2010, e una prosecuzione di quella chiusa nel maggio 2008 e conclusasi con l’’Operazione Rompiballe’, che portò all’arresto di 25 indagati per traffico illecito di rifiuti.  I magistrati hanno appurato che, per risparmiare denaro e recuperare tempo, in periodo di emergenza, per anni il percolato prodotto nelle discariche e nei siti di stoccaggio temporanei della Campania è stato portato nei sette depuratori per acque reflue lungo la costa tra Napoli e Caserta, inidonei a smaltirlo, finendo così sversato ‘tal quale’ in mare. “Nonostante abbia appena appreso i fatti e non dispongo ancora degli elementi necessari per una valutazione approfondita di quanto successo, la commissione si interesserà quanto prima del caso”, ha spiegato il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, Gaetano Pecorella che ha aggiunto: “è un fatto obiettivamente importante e lo valuteremo all’interno della nostra inchiesta sulle attività illecite legate ai rifiuti in Campania, ancora in corso”.

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