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Berlusconi: “Giudici fuori legge”. Bersani-Casini: “Vattene, non sei credibile”

Non basta una festa di compleanno, quella della deputata Pdl Pina Castiello, per stemperare la tensione. Non bastano le battute – tra ‘bunga bunga’ e Fidel Castro – per allontanare i problemi che vedono il destino del governo allacciato a doppio filo alle prove di tenuta tra federalismo e controffensiva giudiziaria. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cerca di sdrammatizzare, ma il messaggio, quello politico, non si fa pregare.

E il premier, pur non perdendo mai il sorriso, l’affondo lo sferra ribadendo che «l’Italia si è consegnata alla magistratura» che ormai si è trasformata in «potere» con conseguenze i cui effetti «i cittadini – dice – sanno esser diventati qualcosa di indecente». Il caso Ruby non sembra voler uscire dall’agenda di Governo con Berlusconi che però rilancia: «io non ho nessun timore di questi processi perché le accuse non sono solo infondate ma addirittura ridicole». Si tratta di «invenzioni», scandisce accusando la procura di Milano di non aver «alcuna competenza né territoriale né funzionale». Si tratta, insomma, di un caso di «violazione del sistema di legge molto grave». Grave sì, ma non abbastanza per sparigliare le carte e chiamare la piazza o le urne. Poco prima di lasciare il castello alle porte di Roma dove è stata festeggiata la deputata del Pdl, il Cavaliere ha infatti escluso che all’orizzonte ci siano elezioni anticipate. Almeno nell’immediato: le urne? «Non le escludo», premette, ma solo «nel caso di impossibilità a governare» altrimenti «per noi la via è quella di nuove elezioni». Il premier ha insomma ribadito quello che ormai dice da settimane. E cioè che a suo avviso il voto anticipato sarebbe un danno per il paese: «Andare alle elezioni sottoporrebbe il paese ad un periodo di instabilità » su cui «le agenzie di rating stabiliscono il proprio giudizio». E quindi, in caso di voto, «il nuovo governo, che io penso sarebbe comunque di centrodestra – preconizza – si troverebbe in una situazione identica ma peggiorata da 4-5 mesi di instabilità. E a pagarne il prezzo – sottolinea – sarebbero i contribuenti italiani». Un prezzo, quello da pagare, che coinvolgerebbe anche la riforma federalista che il premier, però, vede in dirittura d’arrivo: penso che il federalismo passerà «dice spiegando che» con un pareggio (nella cosiddetta bicameralina) andremo avanti lo stesso perché la legge consente al governo di procedere anche se il risultato della commissione è di pareggio».

 

Casini e Bersani a “Ballarò: “Il premier si deve dimettere”

 

Pier Ferdinando Casini e Pier Luigi Bersani su una cosa sono d’accordo: Berlusconi «deve fare un passo indietro» perché lo scandalo Ruby ha compromesso la sua leadership, il che rende anche «non credibile» la proposta lanciata ieri sulle liberalizzazioni. Si è potuto registrare questo accordo durante la trasmissione “Ballarò”, nella quale però Casini non ha sciolto il nodo dell’alleanza del Terzo Polo con il Pd, nuovamente offerta da Bersani. Sulla vicenda Ruby il segretario del Pd non ha fatto sconti al premier chiedendo ancora una volta le sue dimissioni. Di fronte alla difesa di Berlusconi da parte di Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera, Casini è stato lapidario: «gli italiani hanno capito tutti ed hanno capito tutto». Consequenziale la richiesta del leader Udc: Berlusconi «faccia un passo indietro». In quest’ottica si inquadra il «no» da parte di entrambi alla proposta sulle liberalizzazioni lanciata ieri da Berlusconi sul Corriere della Sera: «questo dibattito è surreale – ha detto Casini – Berlusconi non è un giornalista, queste cose non le deve scrivere ma le deve fare». Netto il giudizio del segretario del Pd alla proposta del premier: «non ci credo neanche morto». Berlusconi quando è in difficoltà «lancia l’amo, ma una volta superata la difficoltà manda i bombardieri». Solo a fine trasmissione arriva la questione più interessante, e cioè la risposta del terzo polo all’offerta di alleanza avanzata già negli scorsi giorni da Bersani, e rinnovata nello studio di Giovanni Floris. Casini prima spiega di vedere nell’immediato «un governo di larghe intese» che vada dal Pd al Pdl, privo ormai di Berlusconi; poi affronta lo scenario di come ci si presenterà alle elezioni: «io non faccio un regalo a Berlusconi – spiega con calma – perché se rispondessi come lei vorrebbe, farei un regalo di Natale a Berlusconi». «E poi – ha concluso Casini – il mio compito è quello di far crescere il terzo polo, perché l’alternativa che fa paura è quella dei moderati».

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